Lavoratori più poveri

In Economia by Roberto Cristiano

Fermo restando che le ragioni per cui l’ 11, 8 % dei lavoratori hanno un reddito basso non vanno ricercate solo nelle ” basse retribuzioni orarie”, ma soprattutto nella durata del contratto di lavoro (spesso precario, part time, ecc.) e nella carenza di formazione, il dato che ci fornisce Eurostat è davvero drammatico e va invertito poiché significa che in Italia più di un lavoratore su 10 è “povero” pur lavorando.

Un tempo, quando le organizzazioni sindacali confederali puntavano alla “contrattazione” come strumento di lotta per rivendicare i diritti negati delle lavoratrici e dei lavoratori -dichiarato Maurizio Grosso Segretario Generale del SiFUS- avremmo sostenuto con determinazione che il “salario minimo orario” va determinato dalle risultanze della contrattazione medesima, senza se e senza ma. Da quando i sindacati confederali hanno abbandonato lo strumento della contrattazione preferendogli quello della “concertazione”, che di fatto ha consentito il ricorso delle aziende a salari da fame per milioni di lavoratrici e lavoratori, abbiamo cambiato motivatamente idea e riteniamo giusto che il Parlamento italiano proceda attraverso una legge, alla definizione di un costo minimo dell’orario di lavoro pari a 9,66 ore lorde ( come in Germania), al di sotto del quale nessuna retribuzione deve scendere. D’altronde in Europa, su 27 Stati, sono 21 i Paesi in cui esiste il salario minimo orario: va dai 12,38 euro l’ora del Lussemburgo, dai 10,15 euro l’ora della Francia, dai 9,66 euro l’ora della Germania, dai 5,76 euro l’ora della Spagna fino all’1,86 euro l’ora della Bulgaria, ai 2,81 euro l’ora della Romania, ai 3,76 euro l’ora della Grecia, ecc.