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Bari – Chiesta la condanna per il quadro ritenuto antisemita

Rischia, come richiesto dalla Procura delle Repubblica di Bari, una condanna a sei mesi di reclusione il pittore di Adelfia, in provincia di Bari, Giovanni Gasparro, rinviato a giudizio con l’accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Gasparro, difeso dall’avvocato Salvatore D’Aluiso, a cui sono state riconosciute le attenuanti generiche, dovrà rispondere di alcuni commenti apparsi sulla sua pagina Facebook relativi alle foto del suo quadro “Martirio di San Simonino da Trento”. L’opera d’arte realizzata cinque anni fa riproduce l’omicidio di un bambino di Trento detto Simonino, scomparso misteriosamente la notte del 23 marzo 1475 e ritrovato morto un mese dopo, con una ferita sanguinante al costato, afferrato e circondato da membri della comunità ebraica intenti a raccogliere in una bacinella il sangue della ferita del bambino. Simonino è stato elevato alla venerazione del culto cattolico come beato il 28 ottobre 1965, quando nel corso del Concilio Vaticano II ne fu abolito il culto. La successiva udienza dibattimentale è stata fissata per il prossimo 13 novembre quando verranno addotte in giudizio le linee difensive del pittore. Secondo il teorema accusatorio allestito dall’ufficio del pubblico ministero Giovanni Gasparro avrebbe propagandato idee fondate sull’odio razziale antisemita, sostiene la procura di Bari. Per la pubblica accusa il reato sarebbe stato commesso pubblicando sul suo profilo Facebook ben ventuno foto. Dalle indagini era emerso che l’immagine in questione ha dato origine a un Palio, in questione, in quella occasione vinto dalla contrada dell’Onda, ha riscosso un successone in Toscana e accolto trionfalmente da un’ovazione da parte dei senesi, che hanno ritenuto l’opera una delle più belle realizzate negli ultimi decenni per l’impronta mistica che raffigura. Un’opera quella del Gasparro che, all’indomani della sua realizzazione ideata, studiata e realizzata attraverso modelli umani, ha suscitato un grande dibattito nella comunità senese. L’opera oggetto della controversia raffigura, così come viene contestata in giudizio, la credenza antisemita per cui gli ebrei avrebbero fatto sacrifici dei piccoli cristiani. Per questa ragione a settembre del 2021 l’autore venne rinvito a giudizio finendo nel mirino e sotto la lente di ingrandimento dell’allora coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Milena Santerini. Altra parte del processo, come parte civile è la comunità ebraica di Roma che attraverso il rabbino capo Riccardo Di Segni si è costituto rappresentata in dibattimento dall’avvocato Roberto De Vita. Gasparro quindi oggi è alla sbarra per una presunta propaganda di idee fondate sull’odio razziale antisemita che ovviamente lo stesso autore, che si è sempre definito un pittore cattolico, respinge decisamente forte del fatto che non ha mai militato o fatto politica attiva di alcun genere.