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Condannato a risarcire ex amministratore unico delle FSE

La sezione specializzata in materia di imprese del tribunale ordinario di Bari, con una sentenza, provvisoriamente esecutiva per legge, di quarantadue pagine, depositata telematicamente, ieri pomeriggio, ha condannato per il crac delle FSE, le ferrovie del sud est, l’ex amministratore unico, Luigi Fiorillo a un risarcimento di risarcimento di 97 milioni e 230mila euro, oltre alla rivalutazione monetaria ISTAT e agli interessi legali sulla somma rivalutata anno per anno a partire dalla data di richiesta del risarcimento avanzata all’ex manager dalle Ferrovie del sud est e servizi automobilistici s.r.l. in concordato preventivo. A quella somma l’ex amministratore dell’azienda autoferrotranviaria che, all’epoca dei fatti, era pugliese e gestita dal Mit, dovrà aggiungere ancora altri ulteriori 165 mila euro per i compensi per il giudizio di merito, cautelare e per il ricorso straordinario in cassazione. Come si legge nella sentenza la gestione di FSE, dal 2001 al 2015, periodo nel quale risultava interamente partecipata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, vedeva al suo vertice Luigi Fiorillo con il ruolo di amministratore unico della società. Verso la fine del 2015 dopo l’avvio di un’indagine condotta dal  nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Bari emergevano condotte illecite al punto che l’assemblea della società decideva di nominare, a fine novembre dello stesso anno, il nuovo consiglio di amministrazione presieduto dal professor Andrea Viero, affiancato dal dottor Angelo Mautone e dall’avvocato Domenico Mariani. Un mese e mezzo dopo, il 12 gennaio del 2016, il ministero delle infrastrutture e dei trasporti ““in considerazione della grave situazione finanziaria” in cui versava FSE decise di nominare il prof. Andrea Viero Commissario della Società per avviare la fase di risanamento attraverso la riduzione dei costi e provvedendo, se necessario, all’attivazione di una procedura di ristrutturazione del debito ai sensi della Legge Fallimentare. All’epoca l’azienda FSE registrava una perdita netta presunta di circa 200 milioni di euro a fronte di un patrimonio netto iniziale di 10.702.644 euro. Per questa ragione da Roma si dispose il trasferimento dell’intera partecipazione di FSE al gruppo Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A.. Tre anni e mezzo dopo, il 10 luglio del 2018 veniva richiesto e ottenuto per FSE proporre ricorso per concordato preventivo in continuità. Intanto, la nuova gestione societaria avviò, già in sede di concordato, diverse azioni legali per tutelare la società. Fu deciso di avviare azione legale risarcitorio nei confronti di Fiorillo anche alla luce degli accertamenti emersi nell’ambito del procedimento penale nel quale l’ingegnere era rinviato a giudizio e condannato in primo grado dal tribunale di Bari questo tribunale, il 1° marzo del 2024, ad una lunga pena detentiva. Per il nuovo management e per il tribunale barese Fiorillo, come si legge nella sentenza, sarebbe responsabile della “ritardata emersione dello stato di insolvenza della società, la cui disastrosa situazione patrimoniale e finanziaria è stata occultata dall’ex amministratore unico attraverso una serie di iscrizioni di voci in bilancio finalizzate ad alterarne, per anni, a partire dal 2004, i risultati di esercizio e a consentire in tal modo la prosecuzione dell’attività in danno dei creditori sociali”. A questo addebito si aggiunge, poi, anche un altro, secondo cui ci sarebbe stato un “ripetuto conferimento di incarichi professionali e di appalti in assenza di qualunque procedura selettiva ad evidenza pubblica, in cui la scelta del contraente, era ben lontana dall’osservare i principi di non discriminazione, di proporzionalità e strumentalità, di rotazione dei soggetti affidatari, di non frazionamento degli incarichi, e di economicità, è avvenuta per individuazione diretta, secondo il principio del <<sintuitu personae>> e a condizioni economiche pregiudizievoli per la stessa ferrovia del sud est. Il tutto, sempre secondo i nuovi vertici aziendali, in un contesto aggravato dalla completa assenza e, comunque, totale inadeguatezza degli assetti organizzativi, circostanza dimostrata dalla inesistenza di qualsiasi forma di controllo sull’operato dell’ex amministratore unico”. L’azione giudiziale venne, quindi, avviata “sul presupposto di comportamenti illegittimi dell’Amministratore Unico, Luigi Fiorillo, tali da provocare uno sbilancio patrimoniale per il quale fu chiesto il sequestro conservativo di tutti i beni mobili ed immobili di Fiorillo per un valore di circa 180 mila euro. Provvedimento che è stato confermato con ordinanza del tribunale del 13 giugno 2017.