Parlamento Ue blocca il tentativo di affossare l’accordo con il Mercosur
I deputati respingono l’iniziativa che voleva portare l’intesa davanti alla Corte di Giustizia. Il percorso di ratifica resta aperto, ma lo scontro politico continua.
Il Parlamento europeo ha fermato il tentativo, portato avanti da un gruppo trasversale di 145 eurodeputati, di bloccare l’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur. La risoluzione che chiedeva di impugnare l’intesa davanti alla Corte di Giustizia dell’Ue è stata dichiarata irricevibile e non sarà messa ai voti in plenaria. Una decisione che segna un momento importante nel complesso e controverso percorso verso la possibile ratifica del trattato.
La risoluzione respinta: cosa prevedeva
Il testo presentato dagli oppositori dell’accordo chiedeva alla Corte di pronunciarsi sulla legittimità del “pacchetto diviso” proposto dalla Commissione Europea, che separa l’intesa commerciale dal capitolo politico-cooperativo.
Secondo i promotori della risoluzione, la Commissione non avrebbe il mandato per spacchettare l’accordo, e la procedura rischierebbe di aggirare la necessità di un voto unanime dei parlamenti nazionali.
La richiesta puntava, di fatto, a bloccare o rallentare radicalmente l’avanzamento della ratifica.
Perché il Parlamento l’ha stoppata
L’amministrazione del Parlamento ha giudicato la risoluzione irricevibile, motivando la decisione con un punto procedurale: il Consiglio Ue non ha ancora inviato una richiesta formale di consenso al Parlamento per la ratifica.
In assenza di questo passaggio, secondo l’interpretazione degli uffici, il Parlamento non può ancora sollevare una contestazione formale davanti alla Corte.
La Conferenza dei Presidenti ha confermato la valutazione e ha scelto di non includere la risoluzione nell’agenda plenaria. Una scelta che ha suscitato dure proteste da parte dei promotori, che parlano di “bavaglio” e “decisione politica camuffata da formalità burocratica”.
Un Parlamento profondamente diviso
La vicenda conferma quanto sia acceso il dibattito interno.
Già nei mesi scorsi l’aula aveva mostrato una spaccatura evidente: una risoluzione che elogiava l’accordo era stata bocciata per una manciata di voti, segnalando che la maggioranza a favore dell’intesa è tutt’altro che solida.
Le opposizioni all’accordo arrivano da diversi fronti:
- Agricoltori e forze politiche agricole temono concorrenza sleale da prodotti sudamericani a standard inferiori.
- Ambientalisti denunciano rischi legati alla deforestazione e alla debolezza dei controlli ambientali nei Paesi Mercosur.
- Scettici europeisti contestano la divisione dell’accordo e temono una perdita di controllo democratico.
Cosa succede ora
Il rigetto della risoluzione non significa che l’accordo sia al sicuro.
Il Consiglio deve ancora decidere se e come procedere, e diversi governi europei restano contrari o molto scettici. La Francia, in particolare, ribadisce che servono ulteriori garanzie su agricoltura e ambiente prima di poter dare un via libera.
La Commissione, nel frattempo, ha inserito nel testo aggiornato nuove clausole di salvaguardia per proteggere gli agricoltori europei e strumenti per intervenire in caso di squilibri di mercato.
La ratifica richiederà:
- il consenso del Parlamento europeo,
- il sostegno del Consiglio,
- e, in una seconda fase, l’approvazione di diversi parlamenti nazionali.
Un percorso che, anche senza ostacoli aggiuntivi, appare lungo e politicamente rischioso.
