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Stasera “Parole burlevoli e fatti sollazzevoli”, un galà di prosa e poesia con un occhio al ‘900.

In scena al Teatro Porta Portese dal 13 al 15 febbraio, Massimo Napoli e Roberta Bobbi con “Parole burlevoli e fatti sollazzevoli – edizione 2026”, 15 testi di poesia, monologhi, canzoni ed altro ancora, presentato dalle Officine Universali con musiche di Stan Kenton e Steve Reich, voce fuori campo Davide Marchese, regia di Massimo Napoli.

In questo spettacolo lo spettatore è colpito dalla capacità di recitazione dei due attori protagonisti che senza alcun ausilio esterno, senza effetti scenici, senza una musica di sottofondo che possa dettare ritmi e tempi, facendo solo ricorso alla mimica facciale, ai gesti delle mani, ai movimenti del corpo e a differenti intonazioni vocali, tengono splendidamente la scena per un’ora e mezza.

Gli artisti in questione sono Massimo Napoli, attore anche in grandi produzioni teatrali e cinematografiche, ricordiamo tra gli altri il Teatro d’Avanguardia e Luca Ronconi sul palcoscenico e sugli schermi il  “Caligola” di Tinto Brass e “L’umanoide” di Aldo Lado. Scrittore e autore teatrale, nel 2017 ha creato il personaggio femminile di Drosophila Melanogaster, pseudonimo di Europa Pesante scrittrice e pittrice di successo negli anni ’30 del secolo scorso, finita nel dimenticatoio cui fu condannata dalla società perbenista dei suoi tempi, Massimo Napoli le restituisce il giusto ruolo culturale. Infine anche pittore, allievo di Giulio Turcato all’Accademia di Belle Arti di Roma. E’ coadiuvato in scena dalla brava Roberta Bobbi che vanta altrettanti  studi di recitazione e di drammaturgia, partecipazioni alla pellicola “La vita è bella” di Roberto  Benigni  e “Francesco” di Liliana Cavani nonché in fortunate serie tv, è anche autrice di testi teatrali e di romanzi.

Lo spettacolo in scena, dal titolo curioso e accattivante, attraverso monologhi, canzoni e dialoghi di coppia, con toni ed espressioni intelligenti e leggeri, ci fa scoprire o riscoprire autori fra la fine dell’800 e i giorni d’oggi, quali Aldo Palazzeschi, Eugene Ionesco riadattato con Alma Daddario, Oscar Wilde, Woody Allen, Pablo Neruda. Non mancano i testi dello stesso Massimo Napoli, originali e profondi nei temi.

La scena spoglia, foderata di tessuto nero, dà risalto ai visi dei due attori, anch’essi paludati di nero, alle loro espressioni e sguardi.

I pezzi originali di Napoli sono tre, “La psicologia dell’Albero”, un inno alla natura che vive e si trasforma sorprendendoci con la sua autentica resilienza, rappresentata dal ceppo dell’albero segato che tira fuori nuovi getti anche più belli dei precedenti, nonostante l’incuria e l’inciviltà dell’uomo. Napoli lo recita intensamente fissando gli spettatori per trasmettere il suo messaggio d’amore per la maestosità gli alberi.

Di diverso tenore “Malinconico Sole o del colloquio di una certa importanza”, dialogo tra un ragazzo che ha perso la sua ombra e il Sole in persona, alla ricerca di una spiegazione ed una soluzione a questa bizzarra situazione. Il tono del dialogo è surreale e il finale assolutamente divertente nella sua semplicità.

“Salomè decollata”, una versione originale dell’episodio biblico è invece affidato alla Bobbi, danzatrice pensante e diversa da quella della storia finora raccontata.

Per quanto riguarda gli autori più significativi portati in scena, il poeta Aldo Palazzeschi con  “La fontana malata” poesia ironica e dal finale esilarante e Pablo Neruda con la sua celebre “Senza sapere come”, che diventa spassosa nella recitazione della Bobbi.

E poi canzoni d’altri tempi come “Senti mio caro Adolfo” canto anticlericale di fine ‘800 spiritoso e osè, infine “Le Chant  des Adieux”  che chiude con dolcezza lo spettacolo.

Godibilissimi i duetti  fra Napoli e Bobbi, i due interpretano incontri fra un uomo e una donna dove a volte c’è la scintilla di un amore e a volte l’ultimo sospiro di un rapporto. Visto che lo spettacolo è in scena per san Valentino, parlare d’amore in modo non banale è assolutamente un’idea azzeccata! Il monologo “C’era l’amore ma ho dovuto ammazzarlo” su un’attesa infinita del proprio amante da parte di una signorina innamorata, costretta per strada a via Labicana nel freddo dell’inverno, si trasforma in una scena degna del Maestro e Margherita di Bulgakov: il poco rispettoso cavaliere viene spinto sotto il tram nella Roma di tanti anni fa!

Infine va citato il racconto tratto da uno scritto di Luigi Arnaldo Vassallo detto Gandolin, scrittore e disegnatore umorista degli inizi del ‘900, “Un signore che pranza in trattoria”, praticamente la telecronaca di un cattivo pranzo in un locale affollato dove un elegante signore dell’epoca si è recato, raccontato con divertenti dettagli.

In conclusione, una risata intelligente non mancherà di sorprendere chi si recherà a teatro.

 Alessandro Ciocchetti