Oltre lo specchio: l’identità nell’epoca del riflesso
C’è un momento, nello spettacolo “Oltre lo specchio”, in cui tutto si incrina. Non è un gesto eclatante, né un colpo di scena teatrale nel senso classico. È qualcosa di più sottile: il sistema smette di funzionare come dovrebbe. E proprio lì, in quella crepa, emerge il senso più profondo di questo lavoro.
Portato in scena al Teatrosophia dalla compagnia Australe, lo spettacolo diretto da Matteo Fasanella si muove dentro uno dei temi più urgenti del presente: il rapporto tra identità e immagine, tra ciò che siamo e ciò che scegliamo — o siamo costretti — a mostrare.
Il punto di partenza è semplice e inquietante insieme. In un’azienda chiamata Arcadia, un gruppo di lavoratori è impegnato a costruire slogan per prodotti di bellezza. Nulla di insolito, se non fosse che il cuore del sistema è “Riflesso”: una sorta di entità tecnologica, a metà tra algoritmo e coscienza artificiale, capace di suggerire miglioramenti, correggere imperfezioni, valutare l’aspetto umano secondo parametri sempre più stringenti.

Ma Riflesso non si limita a consigliare. Misura, classifica, assegna punteggi. Trasforma l’identità in dato. È qui che lo spettacolo compie il suo scarto più interessante: mette in scena una vera e propria docimologia dell’estetica, un sistema di valutazione che riduce la complessità dell’essere umano a una scala numerica. Non è fantascienza. È una metafora fin troppo riconoscibile.
Viviamo in un tempo in cui l’immagine precede l’esperienza, in cui l’esposizione conta più della sostanza. “Oltre lo specchio” non si limita a raccontarlo: lo fa esplodere in scena, mostrando come questo meccanismo finisca per infiltrarsi nelle relazioni, nelle scelte, perfino nei sentimenti. L’idea che si possa scegliere un partner in base alla pelle liscia, apparentemente paradossale, si rivela invece perfettamente coerente con la logica che lo spettacolo denuncia.
Il lavoro della compagnia Australe trova forza proprio nella coralità. Gli interpreti — Carmelita Luciani, Nunzia Ambrosio, Antonio Buonocunto e Lorenzo Martinelli — costruiscono personaggi che non sono mai semplici individui, ma frammenti di una stessa condizione. Non c’è un protagonista assoluto: c’è un sistema che ingloba tutti.

La regia di Matteo Fasanella sceglie di non sovraccaricare, lasciando che siano i meccanismi drammaturgici e le dinamiche tra i personaggi a emergere con chiarezza. Fondamentale, in questo senso, è anche il contributo scenografico di Maurizio Marcibì, che costruisce uno spazio essenziale ma evocativo, capace di restituire la sensazione di un ambiente controllato, quasi clinico, dove tutto è osservato e valutato.
Il riferimento a Lewis Carroll non è solo un omaggio colto, ma un dispositivo narrativo efficace. Come nella dimensione speculare di Alice, anche qui il mondo appare regolato da logiche altre, da regole implicite che deformano la realtà. Il monito della Regina — “ricordati chi sei” — diventa allora una chiave di lettura potente: in un contesto che spinge costantemente verso l’omologazione, la memoria di sé diventa un atto quasi sovversivo.
Ciò che colpisce di “Oltre lo specchio” è la sua capacità di restare in equilibrio tra denuncia e riconoscibilità. Non giudica, non offre soluzioni facili, ma costruisce una domanda che resta addosso allo spettatore: quanto di ciò che siamo è autentico, e quanto invece è costruito per essere accettato?
In questi giorni lo spettacolo è ospitato negli spazi raccolti e suggestivi del Teatrosophia, dove la compagnia Australe è in scena a partire dal 19 marzo, con nuove repliche dal 26 marzo. Gli spettacoli si tengono in orario serale il giovedì e il venerdì alle 21:00, mentre nel fine settimana è possibile assistervi nel tardo pomeriggio, alle 18:00. A rendere l’esperienza ancora più intima e condivisa, al termine della rappresentazione è previsto anche un momento conviviale con la compagnia, un’occasione per prolungare il dialogo tra palco e pubblico.
In un’epoca in cui il riflesso rischia di sostituire l’identità, questo spettacolo invita a fare qualcosa di semplice e difficile allo stesso tempo: fermarsi, guardare, e provare a distinguere tra ciò che appare e ciò che è.
Azzurra Baste
