Il comprensorio archeologico di Santa Croce in Gerusalemme, oltre i percorsi turistici.
L’accesso al comprensorio archeologico di Santa Croce in Gerusalemme rappresenta un’occasione preziosa, che consente di entrare in contatto diretto con uno dei contesti più complessi della Roma tardoantica. L’opportunità si è presentata nell’ambito di un’apertura straordinaria promossa in occasione del lancio di Uncovered Rome, il progetto di History Channel dedicato alla “Roma sconosciuta”, per la regia di Giulia Randazzo e con Giuseppe Lino nei panni del content creator TutteLeStrade.
Il 20 e il 21 aprile, in occasione del Natale di Roma andranno in onda i cinque episodi, si partirà dall’Esquilino con il cosiddetto Tempio di Minerva Medica in via Giolitti e a seguire l’Arco di Malborghetto, la Villa di Livia, la Necropoli Portuense e il Museo paleontologico La Polledrara di Cecanibbio.
Un’iniziativa che ha permesso di visitare un’area del rione Esquilino generalmente non accessibile al pubblico e di osservare da vicino le dinamiche di trasformazione di un settore urbano che, tra III e IV secolo d.C., gioca un ruolo cruciale nella ridefinizione degli spazi del potere imperiale e, successivamente, della topografia cristiana.

Determinante, in questo contesto, la conduzione della visita da parte della dott.ssa Simona Morretta, funzionaria archeologa responsabile del sito per la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma. La sua esposizione ha saputo coniugare rigore scientifico e chiarezza, rendendo accessibili anche i passaggi più tecnici e restituendo al sito tutta la sua complessità storica e archeologica.
Il complesso del Sessorium si configura, nelle sue fasi più antiche, come una residenza di alto livello databile all’età severiana, inserita in un’area suburbana ma prossima a importanti assi viari e infrastrutturali. L’acquisizione da parte del demanio imperiale e la successiva monumentalizzazione del sito indicano un processo di rifunzionalizzazione che si inscrive nelle più ampie dinamiche di riorganizzazione del potere tra III e IV secolo d.C.

In questa prospettiva, il passaggio da domus privata a palatium non rappresenta una semplice evoluzione edilizia, ma un mutamento di statuto, leggibile sia sul piano architettonico sia su quello della rappresentazione del potere. Il Sessorium si inserisce così in quella costellazione di residenze imperiali periferiche che articolano una nuova geografia del potere, meno centrata sul Palatino e più diffusa nel tessuto urbano.
L’analisi del complesso evidenzia una compresenza di funzioni che rimanda a un modello insediativo integrato, dove accanto agli ambienti residenziali e di rappresentanza, si riconoscono infatti strutture destinate allo spettacolo e alla gestione della dimensione pubblica del potere.
L’anfiteatro Castrense, destinato alle venationes, e il circo Variano per le corse delle bighe configurano il sito come luogo di esercizio della spettacolarità imperiale, mentre la basilica civile di cui si conserva la porzione absidata inglobata nelle pertinenze del Museo della Fanteria, testimonia la presenza di funzioni amministrative e giudiziarie.

Tale compresenza suggerisce una lettura del Sessorium come complesso multifunzionale, in cui dimensione privata, rappresentazione politica e intrattenimento pubblico concorrono alla costruzione di un paesaggio del potere coerente con le esigenze della tarda età imperiale.

All’interno di questo quadro, la cosiddetta Domus di Aufidia Cornelia Valentilla, identificata attraverso dati epigrafici su una fistula aquaria, offre un caso significativo per l’analisi delle fasi precedenti alla monumentalizzazione imperiale. L’estensione dell’edificio e la qualità degli apparati decorativi suggeriscono una committenza di rango elevato, verosimilmente connessa agli ambienti della corte.
Particolarmente rilevante è la persistenza d’uso della domus fino al IV secolo, che indica una continuità abitativa anche dopo la trasformazione dell’area in residenza imperiale. Gli affreschi riconducibili al secondo stile pompeiano, pur in un contesto cronologicamente più tardo, pongono questioni interpretative relative alla conservazione, al riuso o alla ripresa di modelli decorativi tradizionali, aprendo a riflessioni di carattere metodologico sulla trasmissione dei linguaggi figurativi.

Con l’età costantiniana, il complesso assume una nuova centralità, legata alla presenza di Elena e alla progressiva cristianizzazione del sito. In questo contesto, la tradizione relativa al ritrovamento della croce di Cristo, del cui ritrovamento ci racconta Jacopo da Varagine nella Legenda Aurea, rappresenta un caso emblematico di costruzione narrativa della memoria.
L’episodio, pur collocandosi in una dimensione agiografica, ha avuto un impatto concreto sulla definizione della topografia sacra di Roma, contribuendo alla trasformazione del Sessorium in un luogo di conservazione e venerazione delle reliquie. Il trasferimento del lignum crucis e del titulus (tradizionalmente associato all’iscrizione INRI) proprio all’interno della Cappella Palatina, segna il passaggio da spazio del potere imperiale a polo della nuova ideologia cristiana.

Il Sessorium si colloca all’interno di un sistema infrastrutturale articolato, che comprende, tra gli altri elementi, l’Acquedotto Claudio e le Mura Aureliane. Tali presenze contribuiscono a definire il contesto topografico del complesso, evidenziandone la connessione con le reti di approvvigionamento idrico e con i dispositivi di controllo e difesa della città. L’analisi congiunta di questi elementi consente di superare una lettura isolata del sito, restituendolo invece come parte integrante di un paesaggio urbano in trasformazione, in cui le scelte insediative rispondono a logiche politiche, economiche e simboliche.

L’esperienza di visita ha evidenziato come un approccio fondato sull’integrazione delle fonti e su una comunicazione scientifica consapevole possa restituire pienamente la complessità del sito, rendendolo accessibile senza semplificarne la natura. In questa prospettiva, il Sessorium emerge non solo come oggetto di studio, ma come laboratorio interpretativo, in cui archeologia, storia e costruzione della memoria continuano a dialogare, anche grazie a pratiche di mediazione culturale capaci di coniugare competenza specialistica e apertura al pubblico.
Si ringrazia la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma per l’apertura straordinaria del sito e per l’organizzazione della visita guidata, nonché la dott.ssa Simona Morretta per la conduzione scientifica e la disponibilità.
Loredana Margheriti

