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Nel salotto romano di via Borgognona, il Cerasuolo racconta la sua storia.

Dal 11 al 17 maggio, Via Borgognona, una delle strade più eleganti di Roma, dove normalmente passeggiano lusso, vetrine e persone che sembrano avere sempre un appuntamento importante, si è trasformata in un percorso esperienziale dedicato al vino. Nella manifestazione Rosé, protagonista assoluto è stato il Cerasuolo d’Abruzzo DOC, la prima denominazione italiana interamente dedicata ai rosati.

Il nome stesso è già una dichiarazione d’intenti: Cerasuolo deriverebbe dall’abruzzese cirice, cirici o ciarsc, ovvero “ciliegia”. E in effetti qualcosa della ciliegia se lo porta dietro: nel colore, nei riflessi, nei profumi e in quel carattere che riesce a essere delicato senza diventare timido.

Nasce da uve Montepulciano, ma qui avviene una piccola magia: le bucce restano a contatto con il mosto solo poche ore. Il tempo necessario per lasciare un segno, senza invadere. Una sorta di appuntamento galante enologico: il colore quanto basta, il profumo quanto serve, l’eleganza al punto giusto.

Le diciotto cantine coinvolte, tutte di livello altissimo, hanno portato in degustazione interpretazioni differenti ma accomunate da una bella armonia: vini eleganti, mai urlati, capaci di raccontare territorio e identità senza bisogno di alzare il tono della voce.

Partner vinicolo esclusivo dell’iniziativa il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, con la partecipazione di Fontefico, Fattoria Nicodemi, Mastrangelo, Ciavolich, Talamonti, Cantina Dazio, Torre Zambra, Marramiero, Guardiano Farchione, Barone Cornacchia, Citra, Casal Thaulero, Valle Martello, Colle Moro, Tenuta I Fauri, Biagi, Terre D’Erce e Tenuta Terraviva.

Ora, de gustibus non disputandum est. La leggenda vuole che l’espressione sia stata pronunciata da Giulio Cesare davanti a un piatto di asparagi al burro durante un banchetto. Vera o falsa che sia, la frase ci torna utile perché, senza togliere nulla a nessuno e davvero sarebbe ingiusto, alla fine ci siamo ritrovati a fare quello che in degustazione non si dovrebbe confessare troppo facilmente: tornare indietro per il bis.

Per il Baldovino.

Il nostro piccolo ritorno di fiamma è stato per il Cerasuolo della Tenuta I Fauri, azienda biologica incastonata tra le colline che dalla Maiella scendono fino all’Adriatico. Un vino che ci ha convinti con garbo, senza effetti speciali: equilibrato, diretto, con quella capacità rara di farsi ricordare senza chiedere attenzione.

Perché poi, in fondo, il bello del vino è anche questo: puoi ascoltare tutti, assaggiare tutto, prendere appunti, annuire con aria maldestramente competente… e poi innamorarti due volte dello stesso calice.

Marco Marassi