Si avvicina il compimento del terzo anno di governo tra incertezze e declino
Meglio in politica estera che in quella interna. La Premier non parla chiaro ai cittadini nascondendo le difficoltà che presto verranno fuori con tutte le conseguenze negative. È più che naturale fare un bilancio del governo presieduto da Giorgia Meloni, il primo presieduto da una donna esponente di un partito la cui cultura politica è stata ingiustamente tacciata di fascismo, ma concretamente diciamo che non si è mai riconosciuta nell’ antifascismo che ha caratterizzato la democrazia italiana dal secondo dopoguerra ad oggi. Un governo che si è trovato dinanzi a sé, all’ esterno, uno scenario complesso e difficile da fronteggiare, caratterizzato da crescenti tensioni internazionali e il rischio del venir meno delle tradizionali alleanze. All’interno un ambiente più che favorevole con un’opposizione liquefatta e evanescente, travagliata da una crisi di idee, di programmi e di obiettivi per il futuro, di mancanza di una leadership che alla fine l’hanno resa inoffensiva. Ma proprio in politica estera, in un momento molto difficile il governo ha dato il meglio di sé . E senza voler sminuire assolutamente il nostro apparato diplomatico e il Ministro degli esteri, il merito va alla Presidente del Consiglio. Ma mettendo da parte la politica estera e soffermandoci su quella nostrana, il bilancio del governo ad oggi è al limite del disastro. Dopo tre anni il progetto sul Premierato si è arenato, quello sull’ autonomia differenziata praticamente nel dimenticatoio per non parlare del disastro in tema di politica migratoria e i soldi buttati in Albania. Di fatto è giunto alla meta solo la legge di riforma della magistratura, ma che deve però essere sottoposta a referendum. In tema di grandi infrastrutture il progetto del ponte di Messina a tutt’oggi è ancora un’idea , di concreto solo la Penale di circa 700 milioni a favore della società costruttrice e dei progettisti, ovviamente nel caso non si dovesse realizzare. L’alibi corrente è l’ asfissiante burocrazia, ma con la maggioranza che ha avrebbe potuto sfoltirla. Eppoi perché è diventato ostaggio di tassisti e balneari? Ciò che appare evidente che la nuova destra al potere non ha apportato nessuna svolta. Né quella che ha fatto finta di temere l’opposizione, all’insegna dell’ autoritarismo, né quella che riguarda il rapporto tra governo e Paese. Il nostro Paese da più di un ventennio sta vivendo un progressivo declino. A questo punto la Premier, di questo deve parlare al Paese e dire con chiarezza le cose come stanno. Non è tempo di edulcorare i fatti e i misfatti, di nascondere i problemi che da un ventennio affliggono l’Italia. Tutti quelli che governano sono capaci di propagandare i propri successi, veri o presunti , ma solo gli statisti sono capaci di dire le verità anche se sgradevoli ai propri concittadini. Allora Giorgia Meloni esca da Palazzo Chigi e incontri il Paese quello reale; non tema di rispondere alle domande dei giornalisti anche se non gradite. Non si può parlare al Paese se non se ne respira l’atmosfera o ne se ne ascoltano le voci . Del resto l’Italia è una democrazia i cui governi non risiedono in una fortezza protetta dal ponte levatoio.