Roma – Gli esami dei Ris per cercare indizi di colpevolezza contro Don Nicola D’Onghia
Riprenderanno questa mattina, nei laboratori della Caserma “Salvo d’Acquisto di Roma gli accertamenti irripetibili per stabilire se il capello e quelle tracce ematiche rinvenute sotto l’auto di Don Nicola D’Onghia appartengono a Fabiana Chiarappa, la 32 soccorritrice e giocatrice di rugby morta in seguito a un incidente stradale la sera dello scorso 2 aprile. Per quella morte, dalla Procura della Repubblica di Bari, è ritenuto responsabile il 54enne sacerdote di Noci, accusato di omicidio stradale e omissione di soccorso. A disporre l’accertamento che, che formalmente è iniziato lo scorso 10 giugno, è stata la sostituta procuratrice della Repubblica, Ileana Ramundo, secondo la quale il sacerdote, quella sera, nel tratto di strada che porta da Turi a Putignano, avrebbe investito mortalmente la vittima caduta poco prima dalla sua moto. Sulle basi di questa convinzione investigativa il parroco venne prima iscritto nel registro degli indagato e, qualche giorno dopo, sottoposto agli arresti domiciliari revocati, poi, in sede di appello dal Tribunale del Riesame. Teorema accusatorio confutato dall’agguerrito collegio difensivo dell’imputato, composto dagli avvocati Vita Mansueto e Federico Straziota. Secondo i legali del sacerdote non ci sarebbero chiari indizi di colpevolezza che possano portare a sancire le responsabilità addebitate al loro assistito in considerazione del fatto che l’iter investigativo, a loro dire, presenterebbe alcune lacune nel merito e nella forma. Ragion per cui, i due legali hanno depositato, qualche giorno fa, il ricorso in Cassazione sostenendo le loro argomentazioni sintetizzate in sette principali punti di doglianza. Una discussione, quella che avverrà sulle rive del Tevere, qualche giorno prima di ferragosto, che si baserà su argomentazioni addotte in punto di diritto più che di merito. Roma, dunque, per don Nicola D’Onghia diventa, al momento, centrale in questa sua vicenda. Dalla capitale arriveranno i riscontri degli esami biologici affidati ai super tecnici del Ris della Benemerita e, sempre, dalla città eterna i togati del Palazzaccio dovranno esprimersi sulla ragionevolezza dei procedimenti cautelari adottati dalla Procura della Repubblica del capoluogo pugliese esaminando la vicenda sotto il profilo giuridico più che nel merito. Un procedimento penale quello legato alla vicenda della morte della giovane motociclista che si profila complicato e non certo agevole per entrambe le parti, accusa e difesa, che cercheranno di far prevalere reciprocamente le proprie tesi a supporto di quella che, poi, sarà la verità giudiziaria della vicenda. Una vicenda destinata a riempire, ancora, diverse pagine di carte bollate prima di arrivare al suo epilogo.