Politica

Reddito di cittadinanza, cosa non ha funzionato

Il reddito di cittadinanza è un totale fallimento e non sconfigge la povertà. Come si legge sul Corriere della Sera, nonostante la misura riguardi 1,3 milioni di famiglie per complessivi tre milioni di persone, nel 2021 i nuclei familiari in condizioni di povertà assoluta sono volate da un milione 674mila a due milioni. E conti alla mano significa un milione di poveri in più. Siamo passati infatti da 4,6 milioni a 5,6 milioni.

Il Corriere della Sera elenca ciò che non ha funzionato. «Oggi l’assegno – scrive il quotidiano – in media 551 euro al mese, arriva appunto a tre milioni di persone, con una spesa per il bilancio pubblico di circa 8 miliardi l’anno. Grazie al Rdc, si legge nel recente Rapporto della Caritas, il 57% dei percettori ha superato la soglia di povertà assoluta, in particolare tra i single. Ma la misura non è ben mirata rispetto al bersaglio. Intanto, dice il Rapporto, solo il 44% delle famiglie povere riceve il Rdc, ma c’è anche un 36% di famiglie che prende il sussidio pur non essendo in povertà assoluta secondo la definizione Istat. Non che non ne abbia diritto, ma i criteri per concedere il Rdc non sono quelli dell’Istat».

Questo 36%, spiega Cristiano Gori, docente di Politica sociale a Trento e membro del Comitato voluto da Orlando al Corriere, «non è fatto di truffatori», ma prende il Rdc per via di come è disegnata la misura. Che concentra le risorse sulle famiglie con uno o due componenti, a scapito delle famiglie numerose. «In sostanza – si legge ancora sul Corriere –  con gli 8 miliardi annui a disposizione, aver stabilito che il singolo senza altri redditi potrebbe avere 780 euro ha costretto a subire il beneficio per i nuclei con tre o più figli che sono quelli coi più alti tassi di povertà, ma che al massimo ricevere un assegno doppio rispetto a un single». E poi ecco un altro dato.

Dall’analisi del Corriere emerge che «i controlli non funzionano. Le banche dati non vengono incrociate, per verificare col Pra il possesso dei veicoli, con l’anagrafe tributaria e col catasto i conti correnti e le case, col casellario giudiziario i carichi penali, con le regioni e i comuni eventuali altri sussidi erogati. I controlli vengono fatti dopo, a campione». E infine, scrive ancora il quotidiano milanese,  «non si è avverata la promessa che i percettori del Rdc potrebbero essere avviati al lavoro. Non solo perché c’è stata la pandemia, ma sono per due motivi: 1) solo un milione di beneficiari del Rdc sono indirizzabili al lavoro (gli altri sono minori, disabili o con problemi di inclusione) ma il 72% ha al massimo la licenza media; 2) molti percettori del Rdc che lavorano in nero continuare così e cumulare».