Draghi, per un governo di unità nazionale

In Politica by Roberto Cristiano

Matteo Renzi: ‘Draghi? Non c’è un italiano con la stessa autorevolezza, è un bene per questo Paese. Può fare perfettamente il presidente del Consiglio o il Presidente della Repubblica, il punto è che ci vuole la politica per capire qual è lo scenario con Draghi a Palazzo Chigi o con Draghi al Quirinale’.

Oggi il presidente del Consiglio è diventato un bersaglio fisso in mezzo a una maggioranza in cui ognuno ha il suo obiettivo.  Draghi doveva  chiarire per tempo che non aveva alcuna intenzione di lasciare il governo nel pieno dell’emergenza, essendo l’emergenza il motivo per cui al governo era stato chiamato. Solo così infatti avrebbe conservato intatta quella posizione di forza che gli aveva consentito di prendere le decisioni necessarie, con l’energia e il tempismo che la situazione richiedeva.

La sua inclinazione a lasciare Palazzo Chigi per il Quirinale è divenuta elemento di discussione pubblica lasciando svanire  l’azione di governo, che ha cominciato a perdere colpi, fino al punto da ricordare la logica contiana del precedente governo.

Certo, il record dei quattro diversi decreti anti-covid in quattro settimane, realizzato dal governo Conte nell’indimenticabile autunno del 2020, non è stato ancora eguagliato.

La  frattura fra i partiti e Draghi si è aperta dopo che il presidente del consiglio ha dato per compiuto il suo compito alla guida del governo e implicitamente offerto alle forze politiche la propria disponibilità a trasferirsi da Palazzo Chigi al Quirinale.

I partiti nelle prossime settimane giocheranno dunque quattro partite decisive dove ogni partita racchiude in sé un altro vero obiettivo: l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, la designazione di un eventuale nuovo presidente del consiglio, la chiusura o meno del governo di unità nazionale, la conseguente definizione di un nuovo perimetro di alleanze governative che di fatto darà l’avvio alla nuova campagna elettorale, anche in caso di scadenza naturale della legislatura.

Nei palazzi romani chi vuole proteggere la legislatura, e con essa la pensione e ulteriori dodici mesi di indennità parlamentare, sa bene che l’accordo sul futuro presidente della Repubblica non potrà essere svincolato alle altre tre partite. Tutto si deve tenere insieme. O tutto crollerà insieme.

Quirinale, Palazzo Chigi, conferma dello spirito di unità nazionale e fermezza sulle misure sanitarie.

In un cambio di paradigma così netto, dove lo spirito di unità verrebbe spazzato via dall’esigenza della contrapposizione delle diverse visioni politiche in tema di contrasto alla pandemia, di attuazione sul piano energetico del PNRR, ad esempio sul ruolo che gas e nucleare devono avere nella fase di transizione energetica, sui temi fiscali, sulla gestione dei confini e dell’immigrazione, sui diritti civili e altro.

Se l’idea è chiudere la parentesi dell’unità nazionale spostando Draghi al Colle, Draghi dovrebbe rifiutare la trappola che gli stanno preparando alcuni dei suoi alleati di governo. Draghi promosso garante e arbitro è un Draghi tolto alla squadra dell’europeismo, dell’atlantismo, della competenza, della solidarietà. L’Italia ha bisogno di una offerta politica basata su questi valori e di leadership  capaci di incarnarla.

A partire dal 24 gennaio, a Montecitorio, si sveleranno le logiche della verità e le logiche dell’inganno che si sveleranno sul nome di Mario Draghi.