Mario Draghi si goda le sue quattro pensioni e Sergio Mattarella non dica le bugie

In Politica by Eugenio Bernardo

Una riflessione tra Giulio Andreotti, che oggi compierebbe 103 anni, Cossiga e Madre Teresa di Calcutta sulla vita politica attuale italiana in vista dell’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Luigi Bisignani, in un fondo pubblicato sul quotidiano Il Tempo, che di seguito si può leggere, con il solito fioretto, parla del dietro le quinta che ci stanno accompagnando alla scelta del successore di Sergio Mattarella. Senza escludere un suo ‘clamoroso’ bis.

Caro direttore, «Onorevole Andreotti, auguri! Oggi è il suo compleanno. 103 anni – si fa largo in Paradiso Madre Teresa di Calcutta – recitiamo insieme un Rosario». A.: «Grazie, cara Santa, rammenta che io la chiamavo madre Teresa non solo da Calcutta ma di Roma per tutto il bene che Lei ha fatto per la mia città?». M.T.: «Ne serbo un bel ricordo. Da quando mi introdusse con il sindaco Signorello, nel lontano 1987, per poter utilizzare alcuni stabili per i miei poveri. E ancora grazie per gli aiuti della cooperazione italiana in Uganda e in Etiopia. Ora però recitiamo il rosario». A.: «Si, come quella volta che andammo insieme al funerale di Indira Gandhi. E lei nel cortile dell’ambasciata d’Italia mi invitò proprio a pregare. Un momento di intenso raccoglimento che nei giorni tristi di Palermo mi ha dato grande conforto, l’ho detto tante volte a Livia e ai miei figli che curano con tanto amore i miei disordinati diari….»

M.T. (ridendo): «La vidi scribacchiare degli appunti anche dietro un santino… Del resto in Paradiso, caro onorevole, non ci si arriva in carrozza. L’ha ripetuto più volte… Io stessa sono stata accusata di esportazione di valuta e proprio nei giorni scorsi le autorità indiane hanno provato a chiudere i nostri conti. Ringraziando Dio poi c’è stato un ripensamento». Giungendo le mani la recita del Rosario inizia e si interrompe per l’esuberanza di Francesco Cossiga, sempre video collegato con la Cnn: «Giulio, Giulio, auguri, hai visto come si stanno scannando per il Quirinale? Dilettanti allo sbaraglio…» A.: «Mattarella dice che non vuole più rimanere…. C’è da crederci». C.: «Stai diventando troppo buono qui. Figurati, si sta facendo applaudire come fosse i Pink Floyd». A.: «Effettivamente nel discorso di Capodanno sembrava più da Gattopardo e non l’ha detto in maniera decisa». C.: «Solo io li ho mandati tutti a quel paese e me ne sono andato prima della scadenza. Perfino Pertini, l’integerrimo, ha fatto di tutto per restare». A.: «Di Draghi cosa mi dici? Forse è meglio per tutti che resti a Palazzo Chigi». M.T.:«Sarebbe una benedizione per la cara Italia..» C.: «Con tutto il dovuto rispetto per la Sua Santità e la tua esperienza la pensate come Goldman Sachs… ma non me ne fate parlare più che San Pietro mi sgrida. Pesce in barile…».

A.: «Nessuno è indispensabile, solo i presuntuosi pensano di esserlo». C.: «Gli converrebbe godersi le sue pensioni facendo il nonno». A.: «Certo se è per la pensione fa quaterna ogni mese, non solo a tombola a Natale. Cumula i modesti assegni di professore universitario a quelli niente male della direzione generale del Tesoro, di Banca d’Italia e della Bce». C.: «Tu piuttosto che ne dici dell’apertura del mio caro amico Massimo D’Alema sul proporzionale?». A.: «Quando Mussolini cambiò la legge elettorale scegliendo il maggioritario, tre grandi della Storia, Gramsci, Sturzo e Salvemini, dissero: “Il proporzionale presto risorgerà”». C. «Grande il mio Massimo, lo volli Presidente del Consiglio, sono felice che finalmente abbia cambiato idea». A.:«È il tuo comunista preferito….». C.:«E il tuo era Napolitano, l’hai pure accreditato al Dipartimento di Stato Usa organizzandogli la prima visita negli Usa… Quanto a D’Alema una volta, a Natale, mi sono presentato a casa sua con un enorme mazzo di rose per Donna Linda Giuva, la moglie, una fuoriclasse, e un regalo per lui». A.: «Le solite Cossigate …» C.: «Un regalo significativo, tutto sardo, una “leppa”, un lungo coltello a serramanico, che gli consegnai aperto dalla parte del manico, in segno di amicizia, per difendersi dai nemici e in cambio da parte sua, una monetina, secondo tradizione». M.T.: «Onorevoli basta! Stavamo recitando il rosario». E tutti chini a pregare.