Gualtieri mette a rischio Expo 2030 a Roma: niente progetti concreti, si ingrazia solo il Pd. Il punto di Luigi Bisignani

In Politica by Eugenio Bernardo

Il neo sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, già si starebbe pentendo di aver conquistato la fascia tricolore della capitale. Forse meglio la scrivania da ministro e lo scranno al Parlamento. Ma guidare la ‘città eterna’ alla vigilia di appuntamenti mondiali si sta dimostrando difficile anche per l’esponente del Pd. Ecco il punto di Luigi Bisignani in articolo pubblicato sul quotidiano Il Tempo che di seguito si può leggere.

Caro direttore, se lo Stato italiano piange e Draghi sbuffa, le Amministrazioni locali certo non ridono. Ancora cinghiali e autobus in fiamme a Roma: Roberto Gualtieri ammette con gli amici, sempre più sconsolato, di essersi pentito di essere il sindaco della Capitale. Ma se Gualtieri già piagnucola, non se la passa certo meglio Giuseppe Sala, primo cittadino di Milano, al quale speriamo che le sue amate «michette» non vadano di traverso se non dovesse riuscire a far cacciare, per le prossime Olimpiadi Invernali Milano-Cortina del 2026, l’amministratore delegato Vincenzo Novari; finora medaglia d’oro solo nelle competizioni di inefficienza, ritardi e spocchia. E l’allarme rosso è giunto proprio da Pechino, dove Novari si è recato per prendere in consegna, alla fine dei giochi cinesi, il vessillo olimpico da portare in Italia. Meno male che almeno c’è andato, visto che durante le recenti Olimpiadi di Tokyo, comprensibilmente, ha preferito trascorrere le vacanze con la sua bellissima moglie, l’ex Miss Italia Daniela Ferolla che, talmente innamorata di lui, dopo la sua nomina, gli dedicò questo tweet da Libro Cuore: «Da sempre desideravi di fare le Olimpiadi e adesso addirittura le organizzi…»

Un report riservato che gira tra i mandarini del CIO sottolinea il ritardo in Italia nell’apertura dei cantieri e addirittura la mancata risposta a sponsor di grande standing nei settori delle Tlc e dell’abbigliamento, pronti ad investire con contratti milionari. Lottizzato dalla strana coppia formata dall’allora ministro dello Sport, il grillino Vincenzo Spadafora, e l’evergreen Dario Franceschini, Novari oggi tenta di resistere, ma sul tavolo di Mario Draghi c’è già il nome del successore: Michele Uva, famoso più che altro per essere muscolare con i deboli e sottomesso con i forti. Scoperto nel mondo del calcio da quel Callisto Tanzi che Uva rinnegò appena finì nei guai, spinto da Andrea Agnelli e poi in esilio all’Uefa dopo qualche incomprensione con il presidente della Figc Gabriele Gravina, ora viene sponsorizzato soprattutto da Enrico Letta e dal PD: un’indicazione quindi molto politica che certamente non potrà trovare il consenso dei due presidenti leghisti di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia. Al CIO, però, si chiedono perché non venga invece valorizzata Diana Bianchedi, due volte medaglia d’oro olimpica di scherma, «cocca del Coni», che ha seguito passo passo la candidatura dell’Italia e che magari potrebbe essere affiancata da un manager esperto di finanza come fu Carlo Salvatori della BNL per Italia ’90.

Ma se Cortina-Milano sta diventando una via crucis, a Roma invece si combatte per accaparrarsi l’Expo, previsto nel 2030 e per il quale come presidente è stato scelto un diplomatico di indiscusso valore come Giampiero Massolo. Un’Expo importante a cui tutto il mondo guarderà dopo lo scellerato «niet» di Virginia Raggi alle Olimpiadi del 2024. Ma qual è l’idea «geniale» che il sindaco di Roma sta progettando in gran segreto? La risposta è davvero sorprendente: nientemeno che faraonici stand. Una distesa di circa 88 ettari nella zona demaniale di Tor Vergata che, una volta finita la festa, sarà costellata di padiglioni non riutilizzabili né riconvertibili. Forse Gualtieri non ricorda – o non vuole ricordare – che, da ministro dell’Economia, ricevette nel marzo del 2021 un corposo progetto proprio per valorizzare quell’area. Infatti, l’Agenzia del Demanio aveva un piano per lo sviluppo di un polo tecnologico europeo che avrebbe potuto dare grande vitalità al quadrante sud di Roma. Una vera e propria cittadella della conoscenza, nella quale situare un hub dell’innovazione digitale, dell’alta formazione, della ricerca strategica avanzata, in particolare, nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) e nei campi dei rischi CBRNNeM (Chemical, Biological, Radiation, Nuclear, Explotion, Narcotics, Missile), della logistica innovativa, nonché in discipline funzionali alla crescita e allo sviluppo delle arti creative, molto utili all’industria cinematografica e audiovisiva.

Rispetto all’originario progetto sviluppato sui terreni del Demanio, oramai preso oggi solo ad ingraziarsi i più importanti Fondi Immobiliari per l’affitto degli immobili della Pubblica Amministrazione sotto la sapiente regia del capo di gabinetto del Mef Giuseppe Chinè e del duo delle meraviglie del Tesoro «Rivera-Giansante», poteva essere inclusa anche la Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Si sarebbe potuta creare così anche una conveniente sinergia con il Centro Alti Studi della Difesa e la Sanità Militare, tra l’altro situata in prossimità di rilevanti strutture di ricerca, quali la sede dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e i laboratori dell’Ente Nazionale per l’Energia Alternativa (Enea). Ma per avere visione su un progetto di cotanta grandezza per la città Caput Mundi, non basta certo un Sindaco che bada solo a come inserirsi nelle beghe del Pd per tentare la scalata a Palazzo Chigi. Magari suonare la chitarra al ritmo della «Bossa Nova», la sua passione, intervallata da Bella Ciao gli schiarirà le idee.