Bisignani: Cdp offre 15 miliardi per Tim. Sgarbo allaMeloni dai Draghi boys

In Economia, Politica by Eugenio Bernardo

Caro direttore, bye bye rete unica e bye bye Tim. Prima ancora di nascere, un Draghi boy, Dario Scannapieco, sferra il primo colpo al futuro governo di Giorgia Meloni di creare finalmente una rete unica. E mette in un angolo il progetto alternativo sulla rete, così detto «Minerva», che sta portando avanti Alessio Butti, l’uomo tlc di Fratelli d’Italia. Il capetto di Cdp, dopo mesi di inconcludenti bla bla, ha infatti deciso improvvisamente di inviare l’offerta a Tim, tra il 6 e il 12 di ottobre, per una cifra che appare ridicola, attorno ai 15 miliardi, che il socio francese Vivendi, senza dubbio, rimanderà indignata al mittente. Ed il Presidente Salvatore Rossi si troverà in grande imbarazzo e forse si convincerà, questa volta, a gettare la spugna.

E come si comporterà Giovanni Gorno Tempinin nel suo doppio ruolo di Presidente di Cdp e di consigliere di Tim, designato in quel posto dall’ineffabile direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera che, con ogni probabilità, è al corrente di questa iniziativa in «articulo mortis»?

Un cda straordinario verrà convocato nelle prossime ore ma, fosse solo per opportunità e garbo istituzionale, Cdp dovrebbe fermarsi e Scannapieco liberarsi dell’impronta liberista sul dossier che gli ha dato Giavazzi, il sinistro Richelieu di Draghi. Perché fare quell’offerta definisce un valore sbagliato della rete Tim, penalizza un titolo già in forte sbandamento e, oltretutto, rischia di rovinare definitivamente la società costretta a licenziamenti pesanti e con i sindacati pronti a fare le barricate.

fermarsi e Scannapieco liberarsi dell’impronta liberista sul dossier che gli ha dato Giavazzi, il sinistro Richelieu di Draghi. Perché fare quell’offerta definisce un valore sbagliato della rete Tim, penalizza un titolo già in forte sbandamento e, oltretutto, rischia di rovinare definitivamente la società costretta a licenziamenti pesanti e con i sindacati pronti a fare le barricate.

Il conflitto tra gli azionisti esploderebbe, in particolare tra Cdp e Vivendi, e legittimerebbe altri come Kkr a fare una contro offerta che molte voci accreditate danno in arrivo fra pochi giorni attorno ai 20 miliardi: insomma, si innescherebbe un gran caos su Tim e la rete unica. Una scelta del genere, così strategica, dovrebbe essere fatta con un governo nel pieno delle sue forze e, soprattutto, che abbia avuto almeno il tempo per valutare adeguatamente tutte le alternative e le soluzioni possibili.

Fare un’offerta sbagliata sul valore, così come lo è stato il piano industriale e strategico, rischia soprattutto di mandare a picco definitivamente la rete unica, che dovrebbe invece stare a cuore al governo e anche a Cdp. Una volta rifiutata l’offerta, sarà a quel punto impossibile per Cdp tornare indietro e fissare un prezzo molto più alto. Per questo la rete unica, di cui il Paese ha un grande bisogno, rischia di essere affossata dall’incapacità mista a delirio di onnipotenza di Scannapieco, che in un colpo solo, comprometterebbe la fattibilità della rete unica e un’azienda storica come Tim che, oltre ad essere strategica per il Paese, ha peraltro 42mila dipendenti più quasi altrettanti di indotto che, con il titolo sempre più in sofferenza, rischierebbe di dover avviare a quel punto la cassa integrazione per migliaia di lavoratori.

La forchetta contenuta nell’offerta minerebbe peraltro l’esistenza stessa dell’azienda che, con quella valutazione della rete, non potrebbe contenere il volume di debito e i dipendenti che ha. Tim sarà dunque costretta subito a rifiutarla assieme agli azionisti, in particolare Vivendi, e il mercato penalizzerà ulteriormente il titolo Tim perché l’offerta Cdp, seppur non vincolante, fisserà comunque un valore molto basso dell’asset principale della società telefonica. E tutto questo porterà delle conseguenze irreversibili, dalle quali sarà impossibile tornare indietro.

Ma perché il prezzo offerto è così basso? Per un peccato di origine perché Cdp e Macquarie hanno pagato un prezzo molto più elevato per Open Fiber solo nel giugno del 2021, quando hanno acquisito rispettivamente il 40% ed il 10% da Enel a multipli ben superiori.

Nel dicembre scorso i soci hanno approvato un nuovo piano dell’Ad di Open Fiber Mario Rossetti molto aggressivo, e peraltro già disatteso soprattutto per incapacità manageriale. Ma la differenza è che il piano di Tim, che comunque non è stato certamente premiato dal mercato, è basato su clienti reali, già operativi sulla sua rete, mentre quello di Of è un libro dei desideri che Scannapieco si ostina a difendere. Questa mossa di Cdp è un vero segnale di guerra verso Giorgia Meloni. Ma Draghi non ha proprio nulla da dire e quindi acconsente o, come al solito, anche questa decisione di Cdp avviene a sua insaputa? È questa la collaborazione garantita da Super Mario alla piccola Giorgia…