Meloni timone saldo e barra dritta

In Opinioni, Politica by Andrea Viscardi

Il governo non va ancora o quantomeno non come la Meloni vorrebbe che andasse. E’ pur vero che la legislatura ha avuto un inizio anomalo e il governo si è subito trovato ad affrontare la legge finanziaria e quindi non ha avuto nemmeno il tempo di fare il rodaggio, con la conseguenza di essere stato costretto a varare una serie di provvedimenti in tutta fretta che hanno provocato non poche proteste nel Paese, per cui si è trovato a fare retromarcia. La Premier è consapevole dello stato di cose e soprattutto non vuole e né cerca alibi o scusanti. Per questo vuole cambiare marcia e creare dei meccanismi per rendere più coeso l’esecutivo da lei guidato e quindi più efficiente: maggiore coordinamento tra i ministri, più attenzione sulla comunicazione che a dire il vero è a dir poco insufficiente e a tratti grottesca. La Presidente del Consiglio è molto attenta e a volte in solitudine riflette su ogni mossa del suo Esecutivo e questa sua riflessione l’ha spinta nell’ultimo CdM ad ammonire i Ministri  sull’uso ricorrente ai decreti legge: più spazio ai disegni di legge e quindi più rispetto e attenzione verso il ruolo del Parlamento. Questo significa, da parte sua, un gesto di coerenza, per i tanti anni trascorsi tra i banchi dell’opposizione e delle tante volte che ha fatto sentire la sua voce di protesta contro i governi che portavano avanti le loro manovre a colpi di decreti legge. Dietro a questo cambio di passo c’è una motivazione del tutto politica: evitare la confusione e dare un’immagine diversa del governo che ad oggi è apparsa molto ‘agreste’, ma soprattutto consolidare la sua posizione di Premier. Una nuova programmazione per argomenti che dovrebbe agevolare il rapporto con le Camere per garantire un iter più spedito ai provvedimenti. La Meloni ha il dono naturale di saper guardare lontano e la situazione economica le turba il sonno, al pari del conflitto russo-ucraino. E in questo contesto la leader di Fratelli d’Italia si prepara alla tornata delle regionali del 12 febbraio, alla quale attribuisce uno specifico valore politico. E’ consapevole che quel voto segnerà la fine del centrodestra come l’abbiamo finora conosciuto. Del resto lo si intuisce dai contrasti striscianti che ci sono tra Forza Italia e la Lega. Le due forze politiche sono alla ricerca spasmodica di consensi e  hanno ripreso le armi e questo appare in modo evidente dal silenzio di Berlusconi sul tema della riforma dell’Autonomia. E’ il segnale di un definitivo mutamento della coalizione. La Meloni non ci sta e tiene saldo in mano il timone e la barra dritta.

Andrea Viscardi