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Ritorno a scuola, tra didattica in presenza e obbligatorietà del Green Pass

“Il nostro Paese deve far esperienza dei mesi scorsi. Non si può sbagliare. Noi abbiamo oggi uno strumento in più, il Green pass, le vaccinazioni. Bisogna che la certificazione verde sia estesa al maggior numero di attività. Solo così noi saremo in grado di dare libertà alle attività e alle persone e quindi di far partire la ripresa in sicurezza”,  ha dichiarato a Belluno il segretario del Pd Enrico Letta, a margine degli eventi che anticipano l’Agorà dem.

‘Io sono per la massima espansione del Green pass. Invoco che ci sia un lavoro a tre tra istituzioni, sindacati e rappresentanti delle imprese per trovare le soluzioni migliori. Abbiamo tutti voglia di soluzioni e non di problemi. L’importante che ciascuno faccia la sua parte.  Noi abbiamo bisogno di pensare con una nuova bussola, che vuol dire attrarre investimenti. Lo dico al mondo delle imprese: nessuno di noi è contro gli imprenditori. Siamo a favore degli imprenditori che hanno a cuore l’impresa, il territorio e i lavoratori, la crescita, la crescita del territorio e lo sviluppo. La scuola è la grande priorità. L’impegno che dobbiamo prendere è quello di non usare mai più la didattica a distanza. I dati degli Invalsi dimostrano che disastro è stata la dad’, afferma il segretario dem.

In realtà mancano poche settimane all’inizio del nuovo anno scolastico. Nella maggior parte delle Regioni si tornerà in aula dal 13 settembre, ma sono ancora tante le questioni irrisolte e il tempo per definire le modalità di rientro per consentire agli studenti di ricominciare a frequentare la scuola, e le università,  in sicurezza è sempre più ridotto.

Quali sono le regole per ripartire? Al momento sembra certo che le lezioni riprenderanno in presenza, uno dei punti più dibattuti degli ultimi mesi, specie dopo i risultati delle prove Invalsi  che hanno rilevato un sensibile peggioramento nell’apprendimento di alcune materie da parte degli studenti.

Altro argomento che fa discutere è il Green Pass, reso obbligatorio per tutto il personale scolastico (insegnanti e personale ATA). È questo infatti il presupposto fondamentale per consentire che l’attività didattica sia svolta in presenza tenendo sotto controllo l’andamento dei contagi. In base al decreto legge del 6 agosto, per coloro che ne saranno sprovvisti non sarà consentito l’accesso alle strutture e l’assenza sarà considerata ingiustificata: dopo cinque giorni di assenza l’insegnante (o il personale ATA) verrà sospeso, senza retribuzione.

Oltre al Green Pass obbligatorio, per far ricominciare le lezioni in presenza dovranno essere adottate alcune misure minime di sicurezza: innanzitutto sarà obbligatorio per studenti e insegnanti indossare sempre la mascherina (a eccezione dei bambini di età inferiore ai sei anni, degli studenti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, e di chi è impegnato in attività sportive); si raccomanda poi, quando è possibile, di mantenere un distanziamento fisico di almeno 1 metro, ma non è obbligatorio; e infine non potranno accedere alle scuole studenti e insegnanti con sintomatologie respiratorie o con temperatura corporea superiore ai 37,5°C.

Queste le regole certe. Ma, come già detto, restano diversi punti in sospeso sui quali non c’è troppa chiarezza.

Prima di tutto non è ancora chiaro chi e come dovrebbe controllare che il personale scolastico abbia fatto il vaccino o il tampone e   abbia ottenuto il Green Pass.

Nel protocollo firmato il 14 agosto dal Ministero dell’Istruzione e i sindacati si dice che le scuole utilizzeranno le risorse stanziate nel decreto sostegni bis anche per consentire di effettuare tamponi diagnostici al personale scolastico.

Secondo una prima interpretazione, questo vorrebbe dire che i tamponi sarebbero gratuiti per tutto il personale scolastico non vaccinato (anche gli insegnanti contrari ai vaccini). Ma in una nota esplicativa pubblicata successivamente dal Ministero dell’Istruzione si dice che le risorse per effettuare i tamponi diagnostici sono destinate solo “al personale scolastico fragile, dunque esentato dalla vaccinazione”.

Resta poi da sciogliere il nodo sui trasporti, che se non potenziati rendono vano qualsiasi sforzo degli istituti per far rispettare le regole. Le modifiche delle flotte preposte al trasporto pubblico non basterebbero, infatti, a garantire viaggi in sicurezza. Ci vorrebbero più mezzi e un orario intensificato per garantire il corretto spostamento di alunni e docenti.

Nelle prossime settimane si dovrebbero chiarire gli ultimi punti, ma il tempo stringe e un’organizzazione ottimale sembra sempre più difficile.

“Non è più l’ora di temporeggiare né di incertezze, tanto meno di messaggi ambigui. La settimana prossima riapriranno le grandi aziende, dopo le ferie di agosto e tra tre settimane inizierà la scuola. Ancora oggi i letti di ospedale sono pieni di persone non vaccinate, mentre la scienza ci ripete che la doppia dose di siero protegge da oltre il 90% delle conseguenze più severe del virus’’, scrive Giovanni Toti su Fb: “E ancora, due giorni fa si leggevano notizie di oltre 4 milioni di cittadini tra i 50 e i 60 anni che non si sono né prenotati né vaccinati: sono proprio loro che finiscono in ospedale e potrebbero vanificare gli sforzi fatti da milioni di italiani per tenere aperto il Paese e tornare a una vita normale. Non possiamo rimanere schiavi di superstizioni, di battaglie di retroguardia e men che meno di meschini giochi politici, di chi strumentalizza e sfrutta per interesse una vera e propria macchina di insulti organizzata sui social da pochi fanatici no-vax. Se entro la settimana prossima non avremo un sufficiente numero di prenotazioni per il vaccino e i numeri non saranno cambiati, sarà il caso di passare all’obbligo vaccinale per alcune categorie. Non vedo perché un lavoratore vaccinato debba essere costretto a convivere con un non vaccinato, oppure un insegnante vaccinato debba partecipare alle riunioni didattiche con insegnanti e personale non vaccinato. E banalmente perché un cittadino che si è diligentemente vaccinato debba dividere il posto in autobus con un non vaccinato. Forse qualcuno spera di far chiudere ancora l’Italia, per giocare sulla paura e la miseria. Questo non deve accadere!”.