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Mafie, Dia: “Con pandemia più infiltrazioni”

Dalla relazione del secondo semestre della Dia consegnata al Parlamento emergono due dati inconfutabili: meno violenza e più capacità relazionali. Secondo la Direzione investigativa antimafia “le organizzazioni criminali di tipo mafioso, nel loro incessante processo di adattamento alla mutevolezza dei contesti, negli ultimi anni hanno implementato le loro reti e capacità relazionali sostituendo l’uso della violenza, sempre più residuale, con linee d’azione di silente infiltrazione”. La ‘ndrangheta si manifesta come un’organizzazione unitaria, fortemente organizzata su base territoriale e saldamente strutturata su vincoli di parentela che da qualche tempo non rappresentano più un fattore di concreta impermeabilità attesa la scelta di collaborare con la giustizia intrapresa da esponenti mafiosi anche di elevato spessore.

Quest’ultima circostanza ha peraltro sostenuto numerose inchieste i cui esiti hanno colpito tutti i più importanti gruppi ndranghetisti sia nel territorio di elezione sia nelle nuove regioni di adozione. Spiccata è la sua vocazione imprenditoriale favorita dalle ingenti risorse economiche di cui dispone del resto derivanti da attività illecite sempre più diversificate che spaziano dal narcotraffico internazionale (per cui è egemone almeno nel settore dell’importazione della cocaina), all’infiltrazione negli appalti pubblici, alle estorsioni, al gaming e perfino al business dei prodotti petroliferi. Le cosche calabresi danno continuamente prova di saper intercettare le opportunità offerte dai cambiamenti socio-economici rimodulando con grande duttilità gli investimenti secondo una logica di massimizzazione dei profitti attraverso l’infezione di compagini societarie sane.

Diversamente in Sicilia coesistono organizzazioni criminali eterogenee che seguono dinamiche diversificate sia pure con la storica preminenza di cosa nostra che ultimamente sembra avere riaperto le porte ai c.d. “scappati” o meglio alle nuove generazioni di coloro i cui padri avevano dovuto trovare rifugio all’estero a seguito della guerra di mafia dei primi anni ’80. Nell’area centro-orientale a cosa nostra si affiancano altre compagini di matrice mafiosa tra di esse un particolare rilievo è da attribuire alla stidda la quale è costituita da gruppi autonomi che operano secondo un modello di tipo orizzontale. Tali sodalizi sono inizialmente nati in contrapposizione a cosa nostra ma oggi ricercano con la stessa accordi funzionali alla cooperazione negli affari illeciti. Permane l’infiltrazione nei settori economici caratterizzati dall’erogazione di contributi pubblici come nel caso della produzione di energia da fonti rinnovabili, dell’agricoltura e dell’allevamento. Spesso ciò si realizza attraverso il condizionamento degli Enti locali anche avvalendosi della complicità di politici e funzionari infedeli. Si reputa inoltre opportuno sottolineare il crescente interesse criminale per il gaming che nelle aree di proiezione è utilizzato quale strumento di riciclaggio mentre in Sicilia è funzionale anche al controllo del territorio.

La camorra si conferma quel macro-fenomeno criminale connotato da un potere mafioso espresso da alcune grandi e consolidate organizzazioni, tra loro autonome e fortemente compenetrate nel tessuto sociale in cui si localizzano. Esse peraltro presentano connotazioni estremamente eterogenee per struttura, capacità militare, forme di radicamento, modalità operative e settori illeciti ed economici di interesse. Le predette peculiarità ne garantiscono la straordinaria flessibilità e capacità rigenerativa, nonché la spiccata attitudine speculativa e affaristica. In funzione di quest’ultima vengono, di volta in volta, rimodulati gli oscillanti e vari rapporti tra le consorterie che possono degenerare nella conflittualità, attestarsi nella non belligeranza ovvero giungere all’alleanza costituendo vere e proprie holding criminali. A livelli più elevati la vocazione imprenditoriale dei clan consente di mimetizzarsi nei tessuti produttivi ove pericolosa è la commistione, ovvero coincidenza, tra leadership criminale e management aziendale così come dimostra l’elevato numero di interdittive antimafia emesse anche fuori dalla Campania nei confronti di aziende collegate alla camorra. Resta alto l’interesse della criminalità campana verso i settori più remunerativi tra i quali figura quello dei rifiuti. Inoltre, continua a trovare riscontro su più fronti l’ingerenza delle compagini malavitose nel mondo politico-amministrativo dell’intera regione.