Il Covid circolava ma Speranza e Conte non ci capivano nulla. Meloni su Speranza: ‘Si dimetta’

In Politica by Roberto Cristiano

La bufera  sul ministro della Salute Roberto Speranza non si placa. Giorgia Meloni e  Fratelli d’Italia sono in prima linea da giorni a chiedere cosa aspetti il premer Mario  Dragi a farlo decadere dal suo scranno prendendo atto della realtà imbarazzante.

 Speranza ha fallito, scrive e rilancia la leader di FdI dai suoi profili social. “Ha gestito in modo catastrofico l’emergenza sanitaria. Ha mentito in aula sul rapporto Oms. Vuole prorogare lo stato d’emergenza. Speranza deva andare a casa. Il presidente del Consiglio ne prenda atto e lo rimuova’’.

Il ministro Speranza ha mentito infatti al Parlamento nel corso della mozione di sfiducia presentata ad aprile scorso da Fratelli d’Italia sull’ormai famoso rapporto dell’Oms. La batosta finale è arrivata qualche sera fa con la puntata di Report che ha mostrato stralci finora inediti della conversazione in chat tra il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Silvio Brusaferro e il ministro della Salute. Materiale per i pm di Bergamo che indagano per epidemia colposa e che hanno già messo nel mirino l’ex numero due Oms Ranieri Guerra; perché avrebbe mentito ai pm sul suo ruolo nella vicenda del report indipendente, pubblicato dal gruppo di lavoro Oms di Venezia guidato da Francesco Zambon;  e sparito dopo 24 ore perché metteva in imbarazzo il governo sulla gestione dell’emergenza; definita «improvvisata, caotica e creativa».

Una volta ritrovato, è diventato la colonna portante dell’inchiesta. Perché non solo rivela l’assenza di un piano pandemico aggiornato, ma denunciava che quello esistente – seppur risalente al 2006 – poteva essere applicato. Invece Speranza disse il contrario in quella famosa seduta in Parlamento: “Le scelte relative al ritiro del dossier Zambon furono autonome, dell’Oms”. In quella sede il ministro affermò di non aver mai interferito sulla mancata divulgazione del documento redatto da Francesco Zambon sulle gravi carenze dell’Italia all’inizio della pandemia. Parlò di speculazioni politiche, senza mai rispondere. E’ ora che si prenda le sue responsabilità. “Speranza deve andare a casa“.

“Le scelte relative al ritiro del dossier Zambon furono autonome, dell’Oms”, disse il ministro della Salute Speranza al Parlamento nel corso della discussione sulla mozione di sfiducia presentata ad aprile scorso da Fratelli d’Italia. In quella sede il ministro affermò di non aver mai interferito sulla mancata divulgazione del documento redatto da Francesco Zambon sulle gravi carenze dell’Italia all’inizio della pandemia. Parlò di speculazioni politiche, senza mai rispondere. Ma Speranza, sui pasticci dell’Oms e del governo italiano, mentì, secondo Fratelli d’Italia, che mostra gli atti della Procura di Bergamo e commenta le chat mostrate da Report che incastrano il ministro.

“Avevamo già dimostrato come in realtà il Capo di Gabinetto del Ministero, misteriosamente dimessosi nelle scorse settimane dopo un’audizione di 8 ore davanti ai PM di Bergamo, avesse operato per far si che il documento non venisse rimesso on line”, accusa oggi Galeazzo Bignami, deputato di Fratelli d’Italia. “A seguito della divulgazione di alcune chat intercorse tra Brusaferro e Speranza abbiamo la prova che il Ministro Speranza, direttamente e non solo per tramite del suo capo di Gabinetto, è intervenuto sui vertici OMS riguardo al documento redatto da Zambon, condizionandone l’operato. Il Ministro, come da noi sempre sostenuto, ha mentito. Confidiamo che il Presidente del Consiglio Draghi intervenga rimuovendo Speranza”, conclude Bignami, che in un video ricostruisce tutta la vicenda del report ritirato, chat rivelatrici comprese sulla base di quanto raccontato anche dalla trasmissione di RaiTre. Sebbene ai pm il 29 gennaio scorso l’esponente Leu avesse detto che quel report era indifferente per lo Stato, dalle chat emerge che Brusaferro, Speranza e il suo capo di gabinetto Goffredo Zaccardi avrebbero lavorato per una posizione comune sul report cancellato.

“Focolaio contenuto”. “Solo la Cina è in pericolo” erano le informazioni inadeguate e false che dimostrano la totale inadeguatezza del duo formato da Giuseppe Conte e dal ministro Roberto Speranza. La gestione della crisi pandemica è stata infondata come  dimostrano quei verbali di quelle riunioni  rimasti fino a ieri segreti e che sono   stati tutti pubblicati per ordine del Tar.

Ecco i passi salienti di quelle riunioni con il team formato da  Silvio Brusaferro, Agostino Miozzo, Gianni Rezza, alla guida della cosiddetta task force contro il Covid. Il 22 gennaio Speranza  raccomandava: «Monito rare gli arrivi da Wuhan» e «mantenere un profilo comunicativo sobrio». Bisogna controllare gli aeroporti: anche se «resta inteso che al momento i voli attenzionati sono solo quelli diretti, rimanendo esclusi quelli provenienti da scali intermedi tra Cina e Italia». E non solo, per “test” si intende controllo della temperatura e diffusione di opuscoli informativi. D’altra parte, specifica l’Istituto Superiore di Sanità, «possono essere adottate misure di tipo organizzativo e precauzionale, poiché non esiste alcun farmaco o vaccino».

Il 23 gennaio sembra che la più grande preoccupazione della nostra squadra pare essere quella di «informare i citta dini circa la non pericolosità di giocattoli e vestiti “made in China” e sollecitare l’Oms perché confermi che lo stesso valga per gli animali». Viene individuata l’opportunità di creare accessi differenziati per gli eventuali malati di Coronavirus in tutti i pronto soccorso del Paese. Come sappiamo, la situazione sarà ben diversa.

Si arriva dunque al  31 gennaio con i primi due casi di Covid e dei turisti cinesi. Per l’allora premier Giuseppe Conte «non c’è alcun motivo di preoccuparsi». E questo perché «siamo prontissimi». Speranza solo allora si interroga sulla necessità di trovare un modo per sottoporre a test le persone che arrivano dall’Asia facendo scalo all’estero. Ma è già tardi. Dati da Aeroporti di Roma specificano che i cinesi passati da Fiumicino in quei mesi sono stati 800.000. Il 35% (ovvero 280.000 persone) non ha preso un volo diretto e di conseguenza non può aver subito alcun controllo.

Il 2 febbraio torna l’ottimismo. Dopo la paura per i due turisti cinesi, tra gli esperti circola ottimismo. Il ministero della Salute comunica che «le misure di contenimento stanno portando a risultati». Le ultime parole famose. Circolano altre convinzioni, del tipo: «L’infezione asintomatica è rara e la trasmissione da parte dei casi asintomatici è rara. Queste situazioni non dovrebbero contribuire alla diffusione del virus in modo continuativo». Alla faccia. Arriviamo al tema delle mascherine: «Al momento sono state ricevute informazioni da una ditta che sembra abbia in stock circa 800mila mascherine chirurgiche; e prevede di averne altre 400mila in dieci giorni». Una scorta minima, sufficiente per poche ore.

Il 6 febbraio, nonostante  Il virus circoli in mezza Europa (compare per la prima volta in Belgio) la nostra task force è molto tranquilla: «Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie», si legge nel verbale «sta per effettuare una nuova valutazione: dalla quale emergerebbe che la probabilità di infezione fuori dalla Cina è molto bassa. Mentre il rischio risulta elevato in Cina per chi si reca in detto Paese».

Che il governo abbia capito poco e male si deduce dal fatto che, riguardo alla Cina, i tecnici dell’Iss spiegavano che: «la curva pandemica è in crescita anche perché la popolazione è molto numerosa». E la cosa che oggi sconcerta è leggere che  «si suggerisce di predisporre un piano organizzativo per implementare i posti in terapia intensiva. Nell’eventualità che vi fosse un’epidemia nel nostro Paese». L’epidemia c’era  già. Sappiamo che i posti in terapia intensica  non verranno potenziati. «È importante precisare che il virus non è arrivato in Italia», si legge nel verbale. Il ministro Speranza «evidenzia la necessità di comunicare all’opinione pubblica che resta ferma la misura di sospensione dei voli diretti da e verso la Cina». Il tutto ben sapendo (dal 22 gennaio) che sarà tutto inutile senza fermare i viaggiatori che fanno scalo in aeroporti all’estero.

E venne il tempo della solidarietà alla Cina

La prima cosa cui si doveva guardare viene esaminata dopo  17 giorni dalla prima riunione. Di qui una sequela di scene surreali: si procede, comunque, con fiducia cieca nel principale strumento di controllo negli aeroporti: il termoscanner. Ippolito spiega che «va considerato che l’efficacia ufficialmente riconosciuta del termoscanner è pari al 43%». Poi arriverà la psicosi cinese: sono i giorni in cui – in testa il sindaco di Milano Giuseppe Sala-  si lancia la sua campagna contro la psicosi da Coronavirus.

Speranza annuncia che «Il governo continuerà a promuovere iniziative di sostegno umanitario e di solidarietà nei confronti del popolo cinese». Il ministro dà indicazione di «garantire una comunicazione volta a rassicurare la popolazione dopo i messaggi allarmistici comparsi sui TG». L’Istituto Superiore di Sanità conferma per l’ennesima volta: «Oggi in Europa il virus non circola». E il ministero «ritiene sufficiente una mappatura rispetto a uno scenario con bassa gravità».

 «Il prof Ippolito illustra schede che, in via confidenziale, le autorità cinesi gli hanno anticipato.  Cosa c’è scritto in queste schede? «Il virus dovrebbe essere alla quinta generazione». Cioè in circolazione già da un pezzo.

Speranza ed esperti non hanno ancora percepito la gravità del momento. Brusaferro continuava a sostenere che «la Cina sta contenendo l’epidemia». E Speranza invitava tutti alla prudenza: «Potremmo disporre misure più drastiche, ma è opportuno valutare ora dopo ora». Il 21 febbraio è il giorno del “Paziente Uno” di Codogno. Il Coronavirus  circolava da mesi in Cina come in Italia. Si capisce perché il ministro Speranza non voleva desecretare i verbali.