Putin, tra lingotti d’oro e sanzioni

In Politica by Roberto Cristiano

L’argomento principe della stampa mondiale è la guerra in corso tra Russia e Ucraina,  con la sottolineatura che la Russia è l’aggressore che ha attaccato l’Ucraina, ben sicuro delle sue forze e altro. Il popolo ucraino si è ribellato rifiutando ogni forma di sottomissione. La guerra si è scatenata visto che avevano fatto intravedere al presidente dell’Ucraina la ventilata possibilità di entrare in Nato, cosa non possibile. L’Unione Europea ha inflitto poderose sanzioni alla Russia e agli oligarchi vicini a Putin fornendo agli ucraini armi a più non posso. Materiale bellico che, sia chiaro, ha necessità e bisogno di essere usato da gente formata e addestrata. Vhi ha addestrato gli ucraini?  Non sarebbero bastate mediazioni diplomatche senza, sia chiaro,  fornire armi e altro? La verità è che la guerra è un business primario per alcuni paesi, leggi America, leggi Francia e altri consimili,  per non parlare del presidente dell’Ucraina al quale hanno suggerito, per non dire imposto, che per l’Ucraina è escluso l’ingresso in Nato.  Ultimo esercizio del presidente è fare la madonnina pellegrina, anche via video,  in giro per vari Paesi e vari parlamenti. Nel frattempo in Ucraina le donne fuggono con i loro bambini e  i vecchi di casa mentre gli uomini fanno la resistenza con le armi che gli vengono fornite. Cosa c’è di umano in questa storia? Siamo sicuri di identificare correttamente i buoni e i cattivi?

Il parlamento russo ha approvato una legge che autorizza le banche del Paese a vendere le proprie riserve auree ai privati

C’è però una condizione: il pagamento deve essere corrisposto in ‘valuta pregiata’, ovvero dollari o euro.

L’obiettivo della legge è evidentemente quello di aggirare le sanzioni imposte dall’occidente, che stanno isolando l’economia russa.

Ad oggi la riserva aurea della Nazione, ovvero l’insieme dei lingotti d’oro detenuti dal Paese guidato da Putin, vale circa 123 miliardi di dollari.

Le riserve di lingotti sono aumentate in maniera costante successivamente all’annessione della Crimea  del 2014.

Gli Stati Uniti stanno già istituendo delle contromisure per contrastare questa mossa di Putin: il Congresso ha presentato una proposta di legge il cui obiettivo finale è bloccare, o almeno intralciare, la possibilità che il Cremlino riesca a finanziarsi grazie alle sue riserve auree.

Si tratta di un disegno normativo relativo a delle sanzioni che andrebbero a colpire qualsiasi cittadino statunitense che dovesse comprare oro dalla Russia.

Potrebbe essere definito, come ha già fatto qualche analista,  un sistema di sanzioni di secondo livello.

La senatrice democratica Maggie Hassan ha sottolineato come l’intento degli Stati Uniti sia evitare che Putin renda inefficaci le sanzioni primarie, queste le sue parole:

“Questo disegno di legge è stato voluto sia dai democratici che dai repubblicani, chiude una falla legislativa che stava diventando a dir poco problematica, una sorta di vuoto normativo che consentiva alla Russia di svendere le proprie riserve auree per  rifinanziare la sua economia segnata dagli effetti della guerra e dalle prime sanzioni.

Gli Stati Uniti e i nostri alleati non devono perdere tempo, dobbiamo essere precisi ed efficaci per resistere a questa aggressione russa. Dobbiamo essere certi di aver chiuso le strade alternative che Putin potrebbe perseguire per aggirare le sanzioni”.

Davide Tentori, Research Fellow dell’Osservatorio Geoeconomia di ISPI, sottolinea tuttavia come come l’oro pur costituendo un vero e proprio ‘cuscinetto’ di sicurezza e liquidità in situazioni particolari come quella che sta attraversando la Russia in questo periodo storico, è ben più complesso da liquidare rispetto alle riserve in valuta. Tutto questo a prescindere dal blocco appena imposto dagli USA, che probabilmente verrà istituito anche da altri paesi.

Di conseguenza, sottolinea Tentori, “cominciano a crescere in modo consistente le possibilità che la Russia vada in default tecnico”.

E’  di pochi giorni fa la notizia secondo cui, a parere dei vertici ucraini, la guerra d’aggressione russa potrebbe durare più o meno fino a maggio,  per ragioni strategiche ed economiche che vanno dalla necessità di Putin di rafforzarsi territorialmente prima di sedersi ad un tavolo negoziale fino alle implicazioni econimiche che avrebbe un impegno bellico a lungo termine. Ora a rafforzare questa ipotesi ci sono anche fonti russe.

Nove maggio: a Mosca è questa la data a cui si comincerebbe a guardare come possibile indicazione per la conclusione dell’”operazione militare speciale” russa contro l’Ucraina. A quanto si apprende  da fonti russe, ci sarebbe la ”ragionevole speranza” che Vladimir Putin – che oggi ha celebrato l’ottavo anniversario dell’annessione della Crimea, i cui abitanti “in quelle settimane difficili dimostrarono coraggio e patriottismo contro i neonazisti” disse all’epoca – possa avere “interesse a far rientrare le truppe entro la fine di aprile”. Per poter così celebrare sulla Piazza Rossa, nel 77mo anniversario della vittoria sulla Germania nazista nella Seconda guerra mondiale, anche la ‘vittoria’ in Ucraina, celebrando i “successi degli eroici militari russi”.

In ambienti moscoviti crescerebbe quindi l’auspicio di poter mettere fine al conflitto per quella data. “Trovarsi il 9 maggio in piena guerra – è il ragionamento – sarebbe un brutto colpo di immagine” per il leader del Cremlino, già in grande difficoltà per un’avanzata che continua ad arrancare e che, secondo fonti di intelligence americane, sarebbe finora costata la vita già ad almeno 7mila soldati russi.

Riportare i militari in patria per la fine di aprile permetterebbe a Putin di presentarsi alla parata sulla Piazza Rossa – tradizionale esibizione muscolare della potenza russa, cui per anni avevano partecipato i più importanti leader stranieri, in primis occidentali – rivendicando “il successo o il presunto successo” nell’operazione contro Kiev. Il cui obiettivo, ha ripetuto ancora ieri, non è l’occupazione del Paese ma la sua ‘denazificazione e demilitarizzazione’.

Il 9 maggio prossimo potrebbe dunque essere, nella mente del leader del Cremlino, una nuova giornata di “trionfo del patriottismo” come lui stesso definì la parata di otto anni fa, dopo l’annessione della Crimea, quando sottolineò l’importanza di “essere fedeli alla madrepatria e di difendere i propri interessi”.