“Draghi voleva il Colle. Mattarella bis? Si sapeva dal 2020”. Intervista di Luigi Bisignani ad Affaritaliani.it

In Politica by Eugenio Bernardo

Come si è arrivati al Mattarella bis? Che cosa è successo davvero in quei giorni che hanno preceduto il voto? Lo spiega il giornalista e scrittore Luigi Bisignani in una intervista, che si pubblica integralmente, rilasciata ad Affaritaliani.it.

Che ruolo ha giocato Mario Draghi nella partita del Quirinale?
“Draghi ha messo tutte le sue forze per scappare da Palazzo Chigi e andare al Quirinale”.

Perché?

“Non ne può più di fare il presidente del Consiglio. con il Pnrr in estate farà una figura barbina in Europa a causa di una squadra di governo totalmente inadeguata da Colao a Giovannini, da Franco a Cingolani. E’ stato anche Giorgetti a convincere Draghi perché il ministro leghista non vuole metterci la faccia e scapperà dal suo ministero, visto che soprattutto Colao e Cingolani massacrano ogni giorno il suo lavoro. Draghi si era convinto di essere una specie di Madonna Pellegrina acclamata da Nord a Sud, ma se ci avesse provato sul serio avrebbe avuto 250 franchi tiratori in Parlamento”.

Addirittura…
“Per il mondo politico italiano Draghi è, incredibilmente, una figura poco apprezzata. In questi mesi si è chiuso nella sua torre d’avorio insieme a Giavazzi e tratta tutti a pesci in faccia. Tutti i ministri non ne possono più, non riescono nemmeno a interloquire con il premier. La presidenza del Consiglio è nel caos assoluto, non c’è alcun coordinamento tra i ministeri e tutti, in prima linea quelli dì Forza Italia, totalmente ingrati con Berlusconi, cercano di mettere i loro uomini nelle direzioni generali perché ormai siamo in campagna elettorale”.

Insomma, Draghi ci sperava davvero nel Quirinale…
“Assolutamente sì e le ha provate tutte. Ha finto di avere questo patto con Mattarella per cui sarebbe andato lui al Colle, ma era chiaramente un patto scellerato visto che nessuno avrebbe potuto garantirlo. Le grandi banche d’affari, inoltre, gli hanno giocato uno scherzo da prete spingendo perché restasse a Chigi”.

E poi come si è arrivati al sostegno di Draghi alla rielezione di Mattarella?
“Quando il premier ha capito che non sarebbe mai stato acclamato si è messo a fare telefonate ai leader. Sono state telefonate sferzanti, autoreferenziali che non sono piaciute affatto ai segretari dei partiti. Quando ha capito che ormai la battaglia era persa, Draghi, da buon gesuita, ha parlato con Mattarella, chiamandolo prima, e lo ha pregato di restare dando la colpa ai politici dilettanti”.

E Mattarella?
“Non aspettava altro. Come ho scritto il 2 febbraio 2020 in un editoriale su Il Tempo, da allora era partita l’operazione della sinistra Dc per arrivare al Mattarella bis”.

Molto abile e astuto…
“Da grandissimo e fine politico, ha lasciato fare i suoi e si è messo da parte. E’ iniziata quella straordinaria uscita di scena, utilizzando anche la visita da Papa Francesco, culminata con il trasloco e gli scatoloni, una delle storie più ridicole della Repubblica. Speriamo che non ricominci con gli scatoloni che tornano indietro. Operazione fantastica per l’azienda di traslochi”.

Draghi voleva o no Belloni presidente della Repubblica?
“Draghi non voleva nessuno, voleva andarci lui al Colle. E sapeva benissimo che Belloni non sarebbe mai passata”.

Che cosa è successo quella sera sul nome della capa del Dis (servizi segreti)?
“Letta ha lavorato su Draghi e Mattarella sapendo che non controllava affatto il suo partito e, come un gatto sornione, si è accucciato per vedere che cosa sarebbe accaduto. Purtroppo c’è stato un dinamismo folle e solitario di Salvini, che ha silurato Casini quando praticamente era già presidente della Repubblica. Un errore da matita blu”.

Tornando a Belloni…
“Letta ha finto di sostenere la capa del Dis, una grandissima ambasciatrice ma che anche altri apparati dello Stato non avrebbero gradito al Quirinale. Ma Letta sapeva perfettamente che il suo partito, nella stragrande maggioranza, non la voleva. Il fascino di Belloni, difficilmente spendibile all’estero, è quella di essere donna. Se a capo del Dis ci fosse stato un uomo, non si sarebbe mai fatto il suo nome”.

E Di Maio, amico di Belloni, che ruolo ha giocato?
“Un ruolo determinante, non si è sporcato le mani. Si è tenuto stretto Draghi e ha facilitato la soluzione Mattarella. E’ stato il più furbo di tutti e potrebbe avere un ruolo nel grande centro che potrebbe nascere attorno a Casini”.

Che cosa è successo invece in Forza Italia?
“Davvero non capisco come Berlusconi posso sopportare questa situazione, dopo che è stato tradito da coloro su cui puntava. Tajani a un certo punto ha iniziato a giocare in proprio e Ronzulli, responsabile dei rapporti con gli alleati, ha fallito miseramente. I tre ministri non hanno mai giocato per lui. Berlusconi aveva dato l’ok a Casini, ma Ronzulli giocava di sponda con Salvini, che è il suo vero leader. Spero che Berlusconi la mandi via, sarebbe ora”.

Salvini ha rivelato che Letta quando c’era Conte non faceva il nome di Draghi e invece il premier spuntava quando non c’era il capo del M5S. Come mai?
“Molto semplice. Conte non è mai stato preso sul serio in tutta questa storia del Colle. E’ una specie di allegro ‘giullare’ che non ha superato la sindrome dì Chigi, al quale nessuno dava retta e che non rappresenta nessuno. Ha fatto quelle sceneggiate televisive e basta”.

Infine Meloni, come ha giocato la leader di Fratelli d’Italia?
“Quando ha fatto quella piccola rottura sul nome di Crosetto ha avuto un colpo di genio. Guido (Crosetto, ndr) è l’unico vero liberale e garantista del suo partito. Se avesse tenuto in campo la sua candidatura, oggi Crosetto sarebbe Presidente. Poi c’è stata la lettera privata ai parlamentari della senatrice Cristina Rossello con la quale rilanciava il nome di Berlusconi, d’accordo lo stesso Silvio e Marina. A quel punto Meloni ha avuto un confronto durissimo al telefono con Berlusconi e verbale con Tajani utilizzando parole di una violenza e di una cattiveria incredibili. Meloni in questo modo è tornata la giovane ragazza del Fronte della Gioventù”.