Mario Draghi pensa solo a fuggire. Il retroscena di Luigi Bisignani

In Politica by Eugenio Bernardo

Il presidente del consiglio dopo lo ‘schiaffo’ quirinalizio, gli sgambetti al mille proroghe dei parlamentari che sostengono il suo governo e la reprimenda da ‘professore’, con il sorriso sulle labbra dice che ha ‘dei ministri stupendi’. I migliori. Ma tra cabine di regia e consigli dei ministri non è tutto ‘rose e fiori’. Questo Mario Draghi lo sa e il pallino resta sempre nelle sue mani in questo anno di campagna elettorale. Ma fino a quando potrà o vorrà reggere il gioco dei partiti il premier? Cerca l’incidente diplomatico per lasciare la barca governativa a se stessa o punta alle divisioni interne ed esterni della sua larga maggioranza per continuare ad essere il dominus incontrastato? Luigi Bisignani in un retroscena pubblicato sul quotidiano Il Tempo spiega cosa sta succedendo nelle stanze di palazzo Chigi.

Caro direttore, proprio come il due di picche! Cosa stanno a fare nel Governo, infatti, Lega e Forza Italia? Oppure è il premier Draghi ad esasperare deliberatamente gli animi per crearsi una via di fuga dalla politica italiana? Fatta eccezione per Renato Brunetta e Giancarlo Giorgetti, che hanno un rapporto personale con il Premier, perché i capi delegazione accettano di prendere schiaffi dal capo del Governo peraltro su questioni non dirimenti come il tetto dei contanti e sulla sperimentazione animale? Infatti, se da un lato Maria Stella Gelmini si fa passare le nomine sotto il naso senza dir nulla, dall’altro Mara Carfagna sembra aver dimenticato quello che per il Sud ha fatto il governo Berlusconi. Ma aspettiamo ciò che succederà nel vero risiko del potere, da Fincantieri a Snam fino a Invitalia, dove si vocifera però che i giochi siano già fatti, con i soliti personaggi vidimati dal professor Francesco Giavazzi, sul genere di Francesco Caio, che come ampiamente previsto ha messo al tappeto Saipem, e dell’«evergreen» Franco Bernabé.

Tuttavia, in almeno due occasioni, a stracciare il velo dell’opportunismo ci ha pensato Stefania Prestigiacomo: il rinnovo dei vertici dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, dove non siede alcun rappresentante di area Forza Italia e la nomina di Francesco Di Sarcina a capo dell’Autorità portuale della Sicilia orientale, condivisa solo con la sinistra dal ministro Enrico Giovannini, oramai sempre più malvisto per la sua inadeguatezza dimostrata anche nelle vicende Ferrovie, Ita e persino Webuild. Il «metodo Draghi», a questo punto, è diventato strutturale: ci si presenta in Consiglio dei Ministri con testi di provvedimenti che nessuno ha mai visto prima, ad un certo punto la riunione viene sospesa, su richiesta di questo o quel gruppo di maggioranza, per «traccheggiare» e far finta di condividere le scelte, poi si torna tutti dentro e alla fine i provvedimenti vengono approvati all’unanimità, salvo dichiarazioni successive dei leader di partito che preannunciano modifiche in Parlamento, per placare i gruppi in rivolta.

Antonio Tajani lo ha fatto sulla riforma del Csm, Matteo Salvini su ombrelloni e spiagge di cui, tra l’altro, è assiduo habitué: qui, per l’incertezza normativa, si rischia che i concessionari, stremati, non arrivino al 2024 e finiscano per cedere per disperazione alle allettanti proposte di acquisto dei Fondi internazionali, così che dopo chimica, acciaio, moda e agroalimentare anche il settore turistico italiano passi definitivamente in mani straniere.

E siamo solo all’inizio, visto che è ancora in alto mare il Ddl Concorrenza, su cui si annunciano ulteriori spaccature nei partiti. Sui bonus per l’edilizia, gli scontri interni hanno toccato l’acme tra il leader della Lega Salvini e il suo principale rappresentante nell’Esecutivo, Giorgetti. Ma anche in Forza Italia, da troppo tempo ormai senza guida né linea, si dibatte animatamente tra il voler aiutare il settore edile e la lotta alle frodi, senza contare che, ideologicamente, ogni tipo di bonus e sussidio rappresentano argomenti non esattamente ad appannaggio della cultura liberista.

Sul fronte giustizia Francesco Paolo Sisto, stimato avvocato e talentuoso pianista, ha mollato tutto per fare lo stagista alla ministra Cartabia: sperava infatti in una promozione se lei fosse andata al Quirinale o a Palazzo Chigi ma alla fine si è dovuto accontentare solo di un rinnovo del suo contratto di apprendistato. A lavorare davvero è rimasta Deborah Bergamini, tutta presa in una spola continua tra le Aule di Senato e Camera mentre, tornando alla Lega, la ministra per le disabilità Erika Stefani è sempre più «chi l’ha vista», per non parlare del neosposo- Gian Marco Centinaio – che in questo giro ha accettato il downgrade da ministro alle Politiche Agricole, al tempo di «Giuseppi», a sottosegretario, all’ombra del grillino Patuanelli, smanioso «reggicoda» al fu premier Conte. Eppure, è proprio ad agricoltura e turismo, oltre che alle infrastrutture, che il Pnrr assegna la maggior quantità di risorse.

E a proposito di Pnrr, si può pure semplificare quanto si vuole e creare inutili sovrastrutture di monitoraggio, ma se gli Enti realizzatori a valle, soprattutto i Comuni, non sono ricettivi sarà difficile centrare gli obiettivi. E questo nessuno più di Super Mario lo sa ed è proprio per questo che cercherà la fuga da Chigi facendo volutamente far litigare i partiti tra loro.

Al momento, continua a ripetere, con sorriso sardonico, che tutto va bene Madama La Marchesa, ma solo sulla carta in quanto di cantieri non se ne vedono come certifica settimanalmente con grande competenza Chiara Goretti, coordinatrice della Segreteria Tecnica di Palazzo Chigi. Rischiamo così l’ingorgo nel flusso di risorse tra Stato e Regioni, la cui perequazione spetterebbe risolvere proprio alle diligenti ministre Gelmini e Carfagna: ma sarebbe davvero chiedere troppo. Anche perché, in questo caso, il premier darebbe ad entrambe il due di picche.