Berlusconi, duro su Putin e i crimini di guerra della Russia

In Politica by Roberto Cristiano

Silvio Berlusconi come 28 anni fa. Il Cav torna a parlare della sua discesa in campo, in un discorso che emoziona i partecipanti alla convention di Forza Italia e che sancisce il suo ritorno sul palco dopo due anni e mezzo di assenza a causa della pandemia di Covid. E per la prima volta dall’inizio della guerra in Ucraina, a sorpresa, il presidente azzurro ha parlato apertamente di Vladimir Putin e degli orrori del conflitto.

Grande sala, gremitissima, dell’Hotel Parco dei Principi di Roma dove Berlusconi parla. I migliaia di presenti – consiglieri comunali, parlamentari, militanti, ragazzi della giovanile e delle associazioni collegate al partito – rimangono stipati dentro la sala.  

Berlusconi arriva con Marta Fascina, percorre il red carpet e sale sul palco. Parla 40 minuti, traccia la via del futuro di Forza Italia che, dice “è determinante nei numeri” , ma soprattutto pronuncia le parole che in tanti aspettavano sul conflitto ucraino. “Oggi – dice – siamo di fronte a un’aggressione senza precedenti di un paese neutrale come l’Ucraina che sta combattendo con valore e determinazione per la sua libertà. Un’aggressione che invece di portare la Russia in Europa come io speravo la porterà nelle braccia della Cina”. Poi va oltre e cita l’ex amico e capo del Cremlino. “Sono deluso e addolorato dal comportamento di Vladimir Putin che si è assunto una grave responsabilità. Mi era parso un uomo di grande buon senso, amico della democrazia e della pace, peccato davvero peccato”. Su questo, aggiunge: “La nostra posizione è di pieno sostengono e senza distinguo all’esecutivo. Di fronte all’orrore dei massacri di civili a Bucha e in altre località ucraine, veri e propri crimini di guerra, la Russia non può negare le sue responsabilità”.

In sala  tutti attendono le parole del Cav su futuro di Forza Italia. E lui traccia la linea, ribadisce l’identità e, pur consapevole dell’età che avanza, parla comunque di futuro: “Siamo assolutamente importanti per il futuro dell’Italia – dice – rappresentiamo qualcosa che in Italia non è mai esistito prima è che senza di noi non esisterebbe”. Rivendica nell’ordine di aver presieduto “l’ultimo governo eletto e non espressione di manovre parlamentari”, di “aver creato il bipolarismo”, reso possibile “un centrodestra di governo” e “aver governato senza mai mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Poi, dopo aver ricordato “la persecuzione giudiziaria” e “la grottesca espulsione dal Senato” ammette: “Per colpa di queste cose i nostri numeri non sono quelli del passato né quelli che vorrei, ma non ci hanno sconfitto, siamo ancora qui più determinati e soprattutto più determinanti che mai”. Insiste sul collegamento tra Fi e il partito Popolare europeo (i simboli del Ppe, affiancano quello del partito su locandine, badge e tutto il resto). E si colloca al centro rispetto ai partiti guidati da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, “un centro alternativo alla sinistra e distinto dalla destra, con cui siamo e saremo alleati. Il nostro centro è quello del Partito Popolare Europeo, il Ppe, il più importante partito nel Parlamento europeo, il partito di cui siamo parte e che orgogliosamente rappresentiamo in Italia”. All’esecutivo, dopo aver elogiato i provvedimenti presi fino ad ora che “vanno nella direzione giusta ma sono ancora insufficienti ad evitare una recessione“, lancia due avvertimenti in materia di Giustizia e Fisco. “Sulla riforma della giustizia ribadisco che ci aspettiamo un ampio dibattito in Parlamento con l’approfondimento delle nostre osservazioni senza che venga posta la questione di fiducia“, ha detto, mentre sul fisco ha rincarato la dose: “Noi siamo leali e lo saremo fino alla fine, ma non possiamo rinunciare alla nostra identità sostenendo provvedimenti che negano i nostri principi. Noi non consentiremo mai a nessun governo, come non lo abbiamo mai consentito, di mettere le mani nelle tasche degli italiani. Noi non consentiremo mai a nessun governo di colpire la casa, che per noi è sacra, è il simbolo dell’unità e della continuità della famiglia.  Siamo diversi dai nostri amici con cui ogni giorno governiamo regioni e comuni perché siamo il centro, alternativo alla sinistra, ma anche distinto dalla destra con cui siamo alleati”. Un’alleanza non scalfita dalla mancata presenza del governo di Fratelli d’Italia a cui Berlusconi tira una leggera stoccata. “Ha perso l’occasione di essere partecipe del rilancio del paese con le sue idee e i suoi programmi”.

Poi il Cav parla  del governo che: “Ha davanti a noi un compito difficilissimo: evitare una nuova recessione. I provvedimenti che ha preso sinora – aggiunge – vanno nella direzione giusta, ma sono ancora insufficienti”.

“In questi 28 anni abbiamo scritto la storia. Abbiamo creato il bipolarismo in Italia, abbiamo reso possibile l’esistenza di un centrodestra di governo. Un centrodestra che senza di noi non sarebbe mai esistito, non esisterebbe oggi e non potrebbe esistere neppure per il futuro.  Noi siamo diversi dai nostri amici e alleati, ai quali ci lega un rapporto di lealtà, di stima, di condivisione che verifichiamo ogni giorno nel governare insieme molte regioni e molti comuni’’.