Autoanticorpi contro gli IFN di tipo I in pazienti con COVID-19 pericolosi per la vita. Novelli: Ricerca importante per combattere il virus

In Salute by Eugenio Bernardo

Nuovo importante studio del Consorzio internazionale COVID Human Genetic Effort sulla lotta contro il Covid. Il report, pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Immunology, dimostra che circa il 25% dei pazienti vaccinati che presentano polmonite da COVID-19 severa e normale risposta anticorpale al vaccino hanno elevato livelli di auto-anticorpi anti-IFN (interferone) di tipo I. Lo studio evidenzia il ruolo cruciale degli IFN di tipo I nell’immunità protettiva contro SARS-CoV-2. Questi auto-Abs contro gli IFN di tipo I erano clinicamente silenziosi fino a quando i pazienti non sono stati infettati da SARS-CoV-2, un induttore di IFN di tipo I, il che suggerisce che le piccole quantità di IFN indotte dal virus sono importanti per la protezione contro malattie gravi. Gli auto-Ab neutralizzanti contro gli IFN di tipo I, come gli errori congeniti della produzione di IFN di tipo I, ribaltano l’equilibrio a favore del virus, che si traduce in una malattia devastante con risposte immunitarie innate e adattative insufficienti e forse addirittura deleterie. “Questi pazienti avevano ricevuto due dosi di vaccino a RNA e hanno regolarmente sviluppato anticorpi neutralizzanti contro il virus (verificato in vitro). La presenza di auto-anticorpi anti-IFN è alla base quindi di un difetto di risposta nell’immunità intrinseca che ha di fatto superato la normale immunità adattativa indotta dalla vaccinazione”, spiega il professore Giuseppe Novelli, dell’Università di Tor Vergata, che ha partecipato a questo studio. “Questo risultato conferma ed estende i nostri precedenti studi sulla presenza degli auto-anticorpi che neutralizzano alte concentrazioni di IFN di tipo I in almeno il 10% delle persone non vaccinate con polmonite C-19 critica”. Dunque, questi studi, conclude il professore Novielli, “suggeriscono la necessità di studiare la presenza di auto-anticorpi anti-IFN per individuare i soggetti ad alto rischio di malattia grave da COVID-19”.

A questo studio internazionale hanno partecipato, per l’Italia, l’ASST Spedali Civili di Brescia, l’IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, l’IRCCS Ospedale Bambino Gesù di Roma e l’Università di Roma Tor Vergata.