Caltanissetta: caporalato e lavoro nero, 10 misure cautelari

In Cronaca, Italia by Luca Teolato

Due persone arrestate e altre 8 finite ai domiciliari per caporalato e lavoro nero. Si è conclusa così l’inchiesta coordinata dalla Procura di Caltanissetta dalla quale è emerso che i lavoratori, pagati meno di 4 euro l’ora, erano privi di contratto, copertura previdenziale e assicurativa e riposi settimanali. Gli agenti della Digos hanno eseguito dieci misure cautelari nei confronti di alcuni cittadini stranieri gravemente indiziati di appartenere ad ad un gruppo che recluta manodopera straniera, in larga parte di nazionalità marocchina, da destinare al lavoro nelle campagne limitrofe al capoluogo nisseno in condizioni di sfruttamento. Tra gli indagati ci sono anche alcuni proprietari terrieri e imprenditori agricoli della provincia nissena e agrigentina, che devono rispondere di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”. Gli agricoltori avrebbero utilizzato, assunto o impiegato la manodopera straniera reclutata dall’organizzazione criminale, sottoponendo a condizioni di lavoro lesive della dignità, della sicurezza e della salute, approfittando dello stato di bisogno in cui i lavoratori versano. 

Nel corso delle indagini della Digos è emerso che gli operai stranieri reclutati avrebbero percepito per una media di 8/9 ore di lavoro giornaliero un salario che si aggirava tra i 30/35 euro. La paga veniva ulteriormente decurtata di circa 5/10 euro per le “tasse giornaliere” che sarebbero state imposte dagli autisti membri della presunta organizzazione criminale per le spese di trasporto dei lavoratori presso le aziende agricole e per la manutenzione dei mezzi utilizzati per svolgere tale attività. I lavoratori non avrebbero utilizzato quasi mai dispositivi di protezione individuale e spesso sarebbero stati costretti a lavorare anche la domenica. Sarebbero stati controllati durante la giornata dal capo dell’organizzazione, dai complici o dai proprietari terrieri, con la minaccia di non essere più impiegati se non avessero eseguito “ad arte” il lavoro assegnato. Sono diversi gli episodi registrati in cui alcuni operai, nonostante avessero manifestato malesseri o impellenti necessità familiari durante la giornata lavorativa, sarebbero stati costretti a rimanere sul luogo di lavoro fino alla fine della giornata e a riprendere l’attività, pena – minacciata esplicitamente – della perdita di ogni futura opportunità lavorativa.