Bisignani: Papa Francesco punta a digitalizzare la Chiesa

In Politica, Tech by Eugenio Bernardo

Negli anni 90 non aveva nemmeno un pc nella sua amata Argentina. Oggi, invece, spinto anche dalla necessità ha deciso di aprire la Chiesa e la Città del Vaticano ad internet. Il battesimo sarà il Giubileo 2025: potrebbe essere questa l’ultima rivoluzione ‘copernicana’ del pontificato di Papa Francesco. Ne parla in un articolo pubblicato sul quotidiano Il Tempo Luigi Bisignani.

Caro direttore, TikTok…sono Francesco! Il Santo Padre non è ancora un TikToker, ma la sua rivoluzione digitale è già iniziata e sarà battezzata urbi et orbi al Giubileo del 2025. Aspettiamoci dunque cyberspazi con effetti speciali a cominciare dalla Basilica di San Pietro e i Musei Vaticani, per un’esperienza immersiva nelle meraviglie vaticane. E se i fedeli non andranno alla montagna, sarà la montagna ad andare dai fedeli, con San Pietro – anziché Singapore o la Silicon Valley – che porterà direttamente nelle case dei cristiani il «metaverso». Il Papa è convinto che l’opera di evangelizzazione della Chiesa, ormai ai minimi storici, debba avere un «upgrade». Così, spinto anche da potenti lobby Usa che, uno ad uno, gli hanno fatto incontrare i grandi profeti del mondo digitale, da Gates, Musk a Cook, i quali, a loro volta, gli hanno vaticinato la «modernità religiosa» dei big data per stare al passo con i tempi. Una rivoluzione copernicana per Bergoglio se si pensa che in Argentina, negli anni ’90, non voleva saperne di avere in arcivescovado anche solo un semplice computer. Preferiva dilettarsi con «Más allá del horizonte», più conosciuta come «Milagros», la telenovela argentina a produzione targata Silvio Berlusconi, nei confronti del quale, forse per questo, ha nutrito sempre una particolare simpatia. Francesco, una volta eletto e sorprendendo tutti, qualche tempo dopo affermò che «Internet era un dono di Dio e che occorreva aprire le porte delle Chiesa all’era digitale». E da lì a poco ha scoperto i videomessaggi grazie ai quali non fa che intrattenersi a tutte le ore con gli amici, facendo impazzire i suoi collaboratori. Il rivoluzionario passo successivo nel digitale è stato nel 2020, quando, con la sua benedizione, Microsoft, Ibm, la Fao e il Governo italiano hanno firmato la Call for an AI Ethics, un protocollo d’intesa nato per sostenere un approccio etico all’Intelligenza Artificiale, così da promuovere tra organizzazioni, governi e istituzioni un senso di responsabilità condivisa. Tuttavia, nella Chiesa ci sono molte sacche di resistenza a questa nuova linea «Matrixiana»; tra i followers più convinti, invece, si annoverano il neo capo della Cei il Cardinale Matteo Zuppi, l’Arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Don Paolo Benanti, teologo francescano e accademico noto al grande pubblico per la trasmissione «Codice – La vita è digitale» su Raiuno di Barbara Carfagna. Ma anche in Segreteria di Stato risiede grande sensibilità per il digitale da parte di un folto gruppo capitanato da Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati. Dopo l’incontro con Bill Gates, che lo ha colpito per la sua filantropia, il «Papa 5G» ha avviato la «digital revolution» conversando anche con Elon Musk (Starlink potrebbe essere il primo provider di internet gratis, come è già successo in Ucraina) e poi con Tim Cook, Ceo di Apple, il quale gli ha spiegato la direzione che prenderà l’azienda che dirige finanziando scuole dove si formeranno gli ingegneri che svilupperanno reti neurali artificiali. Quest’ultime imitano il comportamento del cervello umano, consentendo ai software di riconoscere modelli e risolvere problemi comuni nei campi dell’artificial intelligence, del machine learning e del deep learning. Ed è proprio questa, secondo il neo pastore digitale Bergoglio, la rivoluzione che cambierà il modo di fare evangelizzazione della Chiesa e anche quello grazie al quale le finanze vaticane dovranno sostenersi. Ai Musei Vaticani, grazie a monsignor Paolo Nicolini, vice direttore gestionale che ne guida la trasformazione, vedremo in tutto il mondo ologrammi che riprodurranno le magnifiche opere contenute nei musei ed è già iniziata la produzione degli «nft» (digital art) di quasi tutte le principali opere. Bergoglio, citando più volte Marconi con i suoi esperimenti radio, avvenuti in Vaticano, che hanno cambiato le sorti del mondo, desidera che la Pontificia Accademia delle Scienze nata con lo scopo di promuovere il progresso della matematica, della fisica, delle scienze naturali e lo studio dei relativi problemi epistemologici, diventi, inter alia, un marchio di garanzia non solo per l’eticità delle scoperte del mondo scientifico, ma anche un laboratorio all’avanguardia del digitale, chiamando a sé grandi ingegneri digitali. Un ambizioso progetto che necessita però di uno staff da affiancare al Cardinale ghanese Peter Kodwo Appiah Turkson, giudicato ancora non perfettamente in linea con questa nuova missione da «Futurama». L’high-tech, dunque, come strumento di pace e crescita per l’uomo, con un occhio ai paletti da imporre al Transumanesimo, ovvero l’impiego della tecnologia per migliorare la condizione umana. Internet, bene comune dell’umanità e, dunque, possibilmente accessibile a tutti. L’e-learning, infine, per scolarizzare a basso costo i bambini in tutto il mondo: in sintesi, il digitale utilizzato per abbattere ogni forma di discriminazione. È su questi temi che Bergoglio vorrebbe incentrare la sua ultima parte di pontificato, un «digilitalesimo» per superare il grande gap giovani-religione-Chiesa. È proprio vero che le vie del Signore sono infinite. A maggior ragione, se poi ci aggiungi quelle virtuali: sempre gloria nell’alto del Cloud.