Maggioranza di governo e riforma del catasto

In Politica by Roberto Cristiano

La maggioranza prova a trovare la quadra sulla riforma del catasto senza riuscirci. Slittamenti del voto, riunioni per una mediazione che si sono spostate dal Parlamento a Palazzo Chigi, con  una telefonata tra Mario Draghi e Silvio Berlusconi, l’emendamento della Lega che chiedeva la soppressione dell’articolo 6 della delega fiscale è andato in votazione in commissione Finanze della Camera così com’era stato presentato all’inizio: indigeribile per governo e centrosinistra poiché chiedeva di mettere nero su bianco che non ci sarebbero state nuove tasse sulla casa.

L’emendamento è stato bocciato, ma con un solo voto di scarto: 23 no (Pd, M5S, Leu e Iv) e 22 sì (Lega, FI, FdI, Coraggio Italia). Determinante il deputato Alessandro Colucci di “Noi con l’Italia” di Maurizio Lupi, che ha votato con il centrosinistra.

Benché governo e centrosinistra sostengano che la riforma del catasto è solo un “aggiornamento statistico” è chiaro a tutti che dietro la delega si nasconde la trappola dei balzelli. E ora lo è ancora di più: perché, altrimenti, minacciare la crisi di governo, come ha fatto il sottosegretario Maria Cecilia Guerra di Leu, qualora fosse stato cambiato il testo? Perché spendere un’intera giornata a negoziare, prima tra partiti, poi tra partiti e governo, infine tra Berlusconi e Draghi? Davvero centrosinistra ed esecutivo si sono dati tutta questa pena per un mero passaggio burocratico volto a far emergere gli “immobili fantasma”?

La richiesta di scrivere nero su bianco che la delega riguarda solo l’emersione del sommerso

Forza Italia in particolare aveva quindi aperto al tentativo di mediazione, riuscendo infine a tirarsi dietro anche la Lega. Ma non c’è stato niente da fare. Fino al paradosso denunciato dal capogruppo di Forza Italia, Paolo Barelli, per cui il governo non ha presentato in commissione il testo che aveva preparato e «sul quale si poteva lavorare per avere la condivisione di tutti i partiti di maggioranza». Perché? Non è chiaro se si sia trattato di una prova di forza o della necessità di non modificare neanche una parola rispetto a un provvedimento chiesto direttamente da Bruxelles, certo è che, come ha ammesso Matteo Orfini su Twitter «il centrodestra  ha votato contro il governo sulla riforma del catasto. Abbiamo tenuto per un solo voto». «Così – ha concluso il deputato dem – diventa davvero molto complicato».

«È patetico assistere in queste ore a vertici, trattative e litigi su un provvedimento che ha come unico obiettivo quello di aumentare agli italiani le tasse sulla casa. Questa è la verità e le menzogne del Pd e della sinistra sono inaccettabili perché tutti sanno che questa riforma avrà finalità fiscali», hanno commentato i componenti di FdI della commissione Finanze Marco Osnato, Lucia Albano e Galeazzo Bignami. «Su questo tema non possono esserci compromessi per mettere d’accordo i partiti di maggioranza. FdI continuerà a mantenere l’impegno preso con gli elettori di centrodestra: no a nuove tasse sulla casa. Per questo la nostra posizione rimane la stessa: la riforma del catasto non è una priorità e bisogna stralciarla dalla delega fiscale. Ci chiediamo perché – hanno concluso i deputati di FdI – forze di centrodestra continuino a sostenere un governo in cui non riescono ad incidere su nulla».

La riforma del catasto e l’ostinazione con cui governo e centrosinistra vogliono portarla avanti nella delega fiscale ricompatta il centrodestra. Almeno in commissione Finanze alla Camera, dove Lega, FI e Coraggio Italia hanno votato insieme a FdI per chiedere lo stralcio dalla delega fiscale della misura che si preannuncia come una stangata sulla casa. L’emendamento, presentato dal centrodestra di governo, non è passato per un solo voto, ma ha mostrato tutta l’inconsistenza politica di una maggioranza che ha lavorato l’intera giornata per trovare una mediazione senza riuscirci.

Matteo Salvini  ha chiesto un appuntamento a Mario Draghi. «Non mi spiego l’insistenza di queste ore sulla revisione del catasto e il conseguente, negativo segnale di un futuro aumento di tasse», ha spiegato il leader della Lega al premier dopo le tensioni delle ultime ore nella maggioranza. Abbiamo «una folle guerra alle porte dell’Europa, per fermare la quale ti abbiamo dato piena fiducia», ha aggiunto Salvini per motivare la propria sorpresa. E, riferiscono fonti della Lega, ha ricordato altri problemi sul tavolo: «Le bollette, l’inflazione, la crisi economica e sociale alle porte, il Covid e milioni di italiani bloccati dalle restrizioni». Secondo quanto riferito dal sottosegretario al Mef, Federico Freni, però, «a prescindere dal voto di oggi la Lega garantisce e rinnova il suo pieno appoggio al governo».

Silvio Berlusconi, che nelle ore frenetiche delle trattative per trovare una mediazione, come detto, si era sentito con il premier, ha ribadito che il no alle nuove tasse è un punto fermo e qualificante per Forza Italia. Secondo quanto trapelato, il Cav avrebbe ricordato a Draghi di aver tolto lui l’Imu e di essersi sempre impegnato a diminuire la tassa sulla casa. Berlusconi, hanno riferito ancora fonti azzurre, ha sostenuto la proposta di mediazione con le altre forze politiche, firmata da tutto centrodestra, che evitava l’aumento delle tasse. Ma questo testo non è stato esaminato a causa della contrarietà della sinistra che, ha sottolineato Berlusconi, si conferma «il partito delle tasse».

È evidente, però, che a monte ci sono le visioni inconciliabili delle diverse forze che compongono la maggioranza di governo, fra le quali quelle di centrodestra finiscono spesso messe all’angolo. Quanto accaduto oggi «è l’ennesimo segnale che questo è un governo a traino Pd, che non può fare gli interessi degli italiani», ha commentato Giorgia Meloni. «Surreale che dopo due anni di pandemia e durante una crisi internazionale potenzialmente devastante l’esecutivo pensi a stangare gli italiani colpendo la loro proprietà. La riforma del catasto – ha sottolineato la leader di FdI – è una patrimoniale nascosta e uno dei pilastri del centrodestra è sempre stato quello di essere fermamente contrari ad un provvedimento simile». Dunque, «nessuna deroga a questo principio. Fratelli d’Italia non cambia idea e chiede coerenza a chi ha preso insieme a noi un impegno preciso con i cittadini: votiamo no – ha concluso la leader di FdI – alla delega fiscale».