Il prete accusato di aver investito mortalmente una motociclista chiede di essere interrogato
Vuole parlare di nuovo con i magistrati Don Nicola D’Onghia, il sacerdote accusato di omicidio stradale colposo e omissione di soccorso in relazione alla morte di Fabiana Chiarappa, la 32enne travolta e uccisa la sera del 2 aprile scorso lungo la provinciale 172 “dei Trulli e delle Grotte”, nel tratto che collega Turi a Putignano. Quel sabato di primavera, intorno alle 20.30, la moto su cui viaggiava la giovane era finita sull’asfalto per cause ancora da chiarire. Pochi istanti dopo, secondo la ricostruzione della Procura di Bari, un’auto l’avrebbe colpita in pieno. Alla guida, stando alle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dalla sostituta Ileana Ramundo, ci sarebbe stato proprio Don D’Onghia, parroco della chiesa di San Giovanni Battista. Il sacerdote, da mesi al centro dell’inchiesta, nega ogni responsabilità. Dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, avvenuta lo scorso 30 settembre, ha chiesto tramite i suoi avvocati, Vita Mansueto e Federico Straziota, di essere nuovamente ascoltato. Una richiesta – spiegano i legali – dettata dalla volontà di chiarire ogni aspetto della vicenda prima che la Procura decida se chiedere o meno il rinvio a giudizio. Attualmente Don D’Onghia è sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, dopo essere stato sottoposto ad un periodo di detenzione domiciliare. Nei prossimi giorni sarà fissato l’interrogatorio, durante il quale il sacerdote ribadirà la propria versione dei fatti e fornirà, secondo la difesa, nuovi elementi utili a dimostrare la sua estraneità alla tragedia. Nel frattempo, si attendono due decisioni cruciali: quella del Tribunale del Riesame e quella della Corte di Cassazione. I pubblici ministeri hanno presentato un nuovo ricorso chiedendo l’annullamento dell’ultima decisione del Riesame, che aveva respinto le loro richieste. Anche la difesa ha presentato ricorso alla Suprema Corte, chiedendo una revisione della misura cautelare. L’incidente in cui ha perso la vita Fabiana Chiarappa ha profondamente colpito la comunità locale, lasciando dolore e domande ancora senza risposta. Da un lato la famiglia della giovane, che chiede verità e giustizia; dall’altro un sacerdote che continua a dichiararsi innocente e chiede di essere ascoltato ancora, per spiegare cosa accadde quella sera su una delle strade più trafficate della provincia. La Procura, dopo l’interrogatorio e le valutazioni dei giudici, deciderà se chiedere il processo o archiviare la posizione di Don D’Onghia. Un passaggio decisivo per una vicenda che da mesi tiene col fiato sospeso due comunità: quella di Turi, dove vive la famiglia della vittima, e quella di Putignano, dove il sacerdote continua a svolgere il proprio ministero nel rispetto delle prescrizioni imposte dal giudice.
