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Vulcanica e trascinante, Eleonora Danco e i mille volti dell’umanità

Al Teatro Vascello di Roma, in scena in questi giorni, fino al 30 aprile, l’ultimo capitolo dell’Antologia Danco,Intrattenimento violento, come gli altri due scritti e diretti dall’artista. La scena è quasi sgombra, a ridosso del fondale c’è un ammasso di involucri di plastica trasparente e al centro un leggio, che verrà spostato e fatto vivere durante lo spettacolo. La Danco si muove sicura, armeggiando con i fogli che via via invadono la scena e che a tratti sembra leggere. Forse un appiglio per la memoria di un fiume di parole che per un’ora sgorgano facili e arrivano dritte al cuore dello spettatore. Impossibile non identificarsi in uno o in molti dei personaggi che dipinge con spietata lucidità, persone che vivono quotidianità disgregate, ma ci sono anche ricordi d’infanzia, brevi poesie. Un flusso inarrestabile, dove si passa da un tema, un frammento, ad un altro senza un attimo di respiro e che si segue senza fatica alcuna, alternando momenti decisamente comici a ironie più sottili, più profonde. Ne emerge un’umanità in conflitto perenne, i protagonisti di Intrattenimento Violento, sono intrisi di vitalità, hanno bisogno di affermarsi, ma non vanno da nessuna parte.

I testi sono in Italiano e in slang romano: “Mi sono ispirata a Roma, a quello che percepisco della città. A Roma è tutto esposto, tutto fuori, come in un teatro, ma allo stesso tempo non succede niente, è tutto fermo” dice Eleonora Danco. Gli elementi della città, della vita di ogni giorno, i negozi, gli autobus, il cibo, si mischiano agli stati d’animo, alle giornate, sono la vita che si scontra con la materia e l’essere umano ne è condizionato. 

Lo stare in scena di questa bravissima performer, autrice, regista è basato sul principio del cabaret e della televisione, dove ci si rivolge direttamente al pubblico, ma qui questo avviene in forma ossessiva, tenendo il pubblico sempre coinvolto. La forza della scrittura scenica di Eleonora Danco è nel saper far emergere con forza il dato esistenziale da un quotidiano magari anche aspro, utilizzando una lingua all’ apparenza diretta e invece letteraria e accuratissima, che gioca con assonanze e rime, proposte con ritmo incalzante, va vera virtuosa della parola. Ma anche il corpo ha la sua parte in questo monologo esplosivo, un corpo che sembra quello di un’adolescente, in jeans e maglietta e che riesce sempre a esprimere un’energia vitale sapientemente a servizio dei personaggi che inventa. Lo spettacolo, da non perdere, è prodotto dalla Fabbrica dell’Attore, Teatro Vascello.   

Angela Giassi