Mario Draghi tra G20 e Quirinale

In Politica by Roberto Cristiano

Mario Draghi è l’ultimo “nemico” finito nel mirino de Il Fatto quotidiano. Dopo Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, ecco infatti l presidente del Consiglio. “G 20 Draghi. ‘Bla bla bla? Dato sostanza alle parole'””, si legge nella vignetta pubblicata sulla prima pagina del quotidiano di Marco Travaglio. “Che sostanza?”, chiede lei. “Lascia perdere”, è la risposta di quello che sembra essere lo stesso Vauro Senesi che si tappa il naso per la puzza di cacca.  

Insomma, il concetto è che Draghi “puzza”. All’indomani  del “successo” del G20 di Roma, durante il quale si è fissato il limite del riscaldamento della terra a 1,5 gradi, il premier arriva a Glasgow con in tasca una mediazione raggiunta con i grandi della terra senza precedenti. E avverte “bisogna andare oltre, molto di più” e “agire in modo rapido e deciso”. Draghi guarda alle nuove generazioni “che ci giudicheranno per quello che otterremo” per questo bisogna “ascoltarle e imparare da loro”.

Fuori dal centro congressi del Cop26 ci sono infatti i giovani ambientalisti guidati da Greta Thunberg, che dei blablabla non ne vogliono più sapere. I soldi ci sono, assicura il presidente del Consiglio italiano “parliamo di decine di migliaia di miliardi di dollari. Ma ora dobbiamo utilizzarli. Ora dobbiamo trovare modi intelligenti per spenderli, e spenderli velocemente”.

Da noi a ruota libera, il programma di Rai 1, anche Lilli Gruber. La conduttrice di La7 è stata ospite di Francesca Fialdini nella puntata di domenica 31 ottobre, giorno di conclusione del G20. E proprio sul vertice dei leader dei 20 paesi più potenti del mondo, si è soffermata la giornalista. Come ovvio, la Gruber ha elogiato il premier Mario Draghi: “Mi ha colpito il suo pragmatismo e la capacità di comunicare questioni complesse con parole semplici”.

La conduttrice è rimasta positivamente impressionata dalla presa di posizione del presidente del Consiglio in merito a questioni cruciali come il clima, le tasse per le multinazionali e i vaccini ai paesi poveri. Draghi però non può raggiungere gli obiettivi da solo, “c’è tanta altra strade da fare” e molto dipende da noi. D’accordo con la Gruber la Fialdini a quel punto ha approfittato per chiedere se Draghi rimarrà a Palazzo Chigi: “Non lo so. Siamo ad un punto di svolta nel nostro Paese”. 

Cosa abbia voluto dire la Gruber non è dato sapersi. Certo è che in un’intervista al Corriere della Sera la giornalista si era già sottratta al toto-nomi per il Colle: “Non faccio scommesse, men che meno sul prossimo inquilino del Quirinale. È una questione politica che devono risolvere i partiti. Spero che sia un presidente all’altezza della guida che ha saputo esercitare Mattarella negli ultimi 7 anni”. Su un aspetto però la conduttrice ha voluto elogiare il presidente del Consiglio: “Togliendosi sin dall’inizio dal chiacchiericcio politico che nel nostro Paese, Draghi raggiunge vette altrove impensabili”. E chissà, magari anche quelle del Quirinale. 

Di parere opposto a quello della Gruber è Vittorio Feltri che scrive: ‘Biden, presidente degli Usa Come giustamente ha scritto ieri su Libero Alessandro Sallusti, nostro direttore responsabile, Mario Draghi, avendo gestito il G20 come una gita scolastica, ha dimostrato di essere una indiscutibile autorità europea. Ha curato ogni particolare dell’incontro come un autentico anfitrione e si è definitivamente consacrato il migliore dei migliori italiani al comando. 

Su questo punto non ci sono dubbi. Ciò che invece è apparso ridicolo e stupefacente è stato l’infantilismo dei cosiddetti potenti della terra i quali si sono comportati nella nostra Capitale come studenti liceali in gita premio. Nessuno di essi ha detto una cosa illuminante: hanno ribadito concetti elementari e discutibili soprattutto sul clima, solo frasi fatte, luoghi comuni che in bocca a Greta inteneriscono al massimo la plebe, ma che ribaditi in un vertice internazionale suonano quali stupidaggini. Quando poi il principe Carlo d’Inghilterra si intrattiene con Luigi Di Maio per discettare del surriscaldamento del pianeta ovvio che si tocca il fondo. Cosa volete che sappia il nostro ministrino degli Esteri del pianeta in procinto di friggere, il quale peraltro diventa rovente e talvolta si ghiaccia per motivi misteriosi. Il ragazzo campano e il vecchio aspirante monarca britannico cosa volete che si siano detti, se non banalità. Ovvio che d’estate si sudi e che d’inverno si battano i denti a causa del freddo. La dimostrazione è che in questi giorni autunnali si vada tutti in giro col cappotto, mentre l’estate scorsa le temperature sono state a tratti infernali.

I potenti del mondo si sono comportati come nani di periferia, suscitando in noi la netta sensazione che essi siano fessacchiotti, non certo migliori di noi, visto che si sono divertiti quali turisti a gettare monetine nella fontana di Trevi, visitando inoltre il Colosseo e altre bellezze romane. Se volessimo riassumere il succo delle discussioni affrontate durante gli incontri di alto (o basso) livello del summit saremmo in difficoltà. Dovremmo limitarci a dire che il gruppo dei potenti si è impegnato nel giro di mezzo secolo a garantire che il termometro non salirà più di un grado e mezzo. Con quali strumenti? Su questo si è sorvolato perché nessuno sa quali potrebbero essere, dato che la Cina viaggia a carbone cui non intende rinunciare per sopravvivere economicamente. D’altronde anche noi occidentali siamo andati avanti a produrre energia con i fossili e ora non possiamo arrabbiarci perché Pechino, arrivata in ritardo sui mercati, li sfrutti per produrre. 

La stessa Russia ha confermato che fino al 2060 non avrà l’opportunità di abbassare l’inquinamento, che poi non si sa quanto esso incida sui mutamenti climatici. Anche gli scienziati più avveduti ignorano le circostanze che favoriscono il maggior calore sull’ambiente, figuriamoci se dobbiamo affidarci a Di Maio. Volendo essere cattivi, non ci sembra che neppure Draghi sul tema, nonostante la sua indubbia intelligenza, sia in grado di accendere la luce. Con tutta la nostra buona volontà non siamo capaci di trovare un solo punto interessante sortito dalla cena al Quirinale tra i buontemponi capi di Stato in vacanza sui Sette Colli. Sarà per un’altra volta, ma speriamo non ci sia.