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Rapporto genitori/figli: istruzioni per l’uso 

Essere genitori non è un compito facile. Spesso si commettono errori in buona fede, che finiscono per incrinare il rapporto con i figli. Si può imparare a diventare “bravi genitori”? Secondo la Mental Coach e psicologa del Lavoro, Roberta Cesaroni, esperta in relazioni fra genitori e figli, tre settimane di terapia possono cambiare la situazione

Costruire un sano rapporto è alla base di tutto

«Anche i genitori vanno educati»- esordisce la dottoressa Cesaroni, ma in primis occorre fare chiarezza sui ruoli padre, madre e figlio. Se in passato il genitore era infatti solo una figura rassicurante ma anche severa, oggi si è trasformato in amico o fratello. Un aspetto, questo, che lede l’autorevolezza genitoriale e crea delle serie problematiche.
 In ogni caso «in soli ventuno giorni si può ristabilire un sano rapporto fra genitori e figli».
«Non giudico i genitori, dico solo che non devono essere amici dei loro figli, semmai ‘allenatori’, come sosteneva lo psicologo Daniel Goleman. Devono essere dei coach che costruiscono i fuoriclasse del domani attraverso la comprensione, l’amore e la capacità di ascolto», sottolinea Roberta Cesaroni. «Ho applicato le mie competenze nel campo delle risorse umane all’interno della famiglia, lavorando su tre aree: area delle relazioni, dell’autonomia e delle competenze». 

L’importanza della prevenzione

La mental coach insiste poi sulla prevenzione. «Una volta a settimana mi reco nelle scuole per fare prevenzione. Dedico un’ora a settimana ai genitori. Li ascolto, indico loro il percorso alternativo da seguire, affrontando tematiche quali la chimica, il cervello e tutto quello che si scatena quando qualche meccanismo si inceppa. Devo dire che i risultati sono straordinari, tanto che ricevo continuamente messaggi di ringraziamento per averli aiutati a ritrovare la bussola». 

Cinque generazioni a confronto

Una ricerca dell’Università Cattolica di Milano ha focalizzato i suoi studi sulla convivenza di cinque generazioni all’interno di uno stesso nucleo familiare: le generazioni dell’era analogica vs quelle dell’era digitale. Risultato? E’ emerso che, parlando un linguaggio diverso, comprendersi risulta difficile ma nella costruzione di un sano rapporto, il dialogo è fondamentale.

Roberta Cesaroni chiarisce la questione «i genitori di oggi, sono dei genitori della Generazione X ovvero quelli tra i 34 e i 55 anni. Poi ci sono i nonni, la generazione Baby boomers, tra i 55 e i 74 anni. Senza dimenticare i traditional che sono i nonni e i bisnonni, dai 75 in poi.
Però abbiamo a che fare anche con la generazione Z, quella dei figli e, infine, c’è un’altra generazione, quella Alfa. E’ quindi evidente che siamo dinanzi a gap culturali e generazionali che comunicano con modalità diverse e distanti fra loro».

Il difficile rapporto in età adolescenziale 

La dottoressa consiglia inoltre di non considerare la ribellione adolescenziale come qualcosa da stigmatizzare «i primi 2-3 anni dell’adolescenza sono caratterizzati da una fase di contrasto, conflitto, ribellione. Purtroppo siamo portati a pensare che la ribellione sia qualcosa di insano o innaturale. In realtà, è una forma di amore verso ciò che viene percepito come ingiusto, fa parte di un processo di crescita, di auto consapevolezza.
E’ una presa di coscienza. Se non si comprende questo concetto si crea un muro di incomprensioni. Quasi sicuramente i ragazzi andranno a cercare una spalla su cui piangere, fuori dalla famiglia. Troveranno magari l’amica fantastica, ma potrebbero anche trovare l’amica che ha le sue stesse difficoltà o che la trascina su sentieri pericolosi. Oppure cercheranno delle risposte nei social. Nel web. Spesso, infatti, quando le fondamenta educative mancano all’interno della famiglia, i ragazzi le sviluppano in base a quello che vedono o leggono online». 

Guai a sostituirsi al genitore mancante 

Quando le coppie scoppiano o manca una delle due figure genitoriali, spesso il genitore single tende ad assumere contemporaneamente il ruolo di madre e padre «I ruoli devono essere chiari e ben definiti. Alcuni aspetti educativi spettano al padre e altri alla madre e guai a confondere i ruoli- continua la dottoressa Cesaroni

Una questione di chimica 

«In gravidanza, il primo senso che regaliamo ai nostri figli (e che attiva le sinapsi nel cervello), è il tatto. Il secondo è il gusto (Freud lo definiva “Sentimento Oceanico”), il terzo è l’olfatto. Tutta la nostra bellezza e le nostre difficoltà partono dai sensi e invece cosa succede? Che nell’adolescenza, quando non riconosciamo più i nostri figli, talora finiamo per trasformarci in carnefici! Puniamo i ragazzi, magari neghiamo loro una carezza, un abbraccio e l’amore di cui hanno bisogno. In poche parole neghiamo loro l’ossitocina, ‘l’ormone dell’amore’ maggiormente coinvolto nella gravidanza. Dove lo cercheranno? Spesso, purtroppo, nelle sostanze stupefacenti o nell’alcool». 

Si può davvero ricostruire un rapporto in 21 giorni?

Ma torniamo all’affermazione iniziale della dottoressa,  secondo cui, bastano 21 giorni per ristabilire l’equilibrio fra genitori e figli. Roberta Cesaroni riassume i punti cardinali da seguire per non perdere la bussola .

«L’amore è il primo ingrediente, poi occorre una netta definizione dei ruoli e delle regole. Queste ultime non devono essere assurde, dettate dalla rabbia del momento o eccessive. Bastano pochi punti fermi su cui non transigere. Un sano no, fa crescere più di tante facili vittorie, ma la severità ingiustificata non porta a nulla. Evitare ogni ‘Santa Alleanza’ fra un genitore specifico e un figlio, in caso di divorzio e… amare incondizionatamente! Freud sosteneva che siamo il risultato di ciò che c’è stato dato nei primi sette anni di vita. Le neuroscienze sostengono che siamo quello che c’è stato dato nei primi 3 anni di vita – l’amore che abbiamo ricevuto dalla nostra mamma. Nel dopoguerra, lo psicologo John Bowlby formulò la ‘Teoria dell’attaccamento’. Studiando gli aspetti che caratterizzano il legame madre-bambino e quelli legati alla realizzazione dei legami affettivi all’interno della famiglia, notò che coloro i quali avevano avuto a fianco l’amore di una madre erano più sereni rispetto ai bambini non amati. Le neuroscienze hanno poi confermato che la materia grigia nel cervello di un bambino amato è maggiore di quella di un bambino non amato». Insomma, le regole del manuale non sono così difficili da seguire, ma se vogliamo cambiare un adolescente dobbiamo cambiare noi adulti e non dobbiamo portare in case le nostre frustrazioni o insoddisfazioni. «Loro cambiano solo se cambiamo noi, attraverso l’amore, non attraverso le punizioni. La punizione porta la vendetta, l’amore porta quel senso di colpa che ti fa dire: mamma e papà mi amano, non li posso tradire», conclude la dottoressa.