Premio “La Penna d’Oca” 2026: Quando la Comunicazione si fa Cuore e Responsabilità
Il 28 aprile 2026, alle ore 15:30, nel cuore istituzionale di Roma, presso la storica Sala della Protomoteca in Campidoglio, si è svolta l’edizione 2026 del premio “La Penna d’Oca”. Un evento che ha celebrato il potere della comunicazione al servizio del sociale, in ogni sua forma.
La cerimonia ha preso il via con l’autorevole intervento di Svetlana Celli, Presidente dell’Assemblea Capitolina, che ha sottolineato l’importanza del sostegno istituzionale per iniziative che mettono al centro il bene comune. Il premio, ideato e guidato con grande sensibilità da Federica Rinaudo insieme a Enzo Salvi, ha seguito un percorso narrativo di rara umanità: le premiazioni sono iniziate volutamente dalle persone più semplici, come la famiglia che ha salvato la gattina Rosi, per poi aprirsi a un mosaico di eccellenze.
Man mano che la cerimonia proseguiva, i premi si sono susseguiti toccando realtà di altissimo profilo; dai professori universitari alle Onlus impegnate in prima linea, fino al valore dei corpi dello Stato, con il riconoscimento agli agenti della Polizia per la dedizione al cane Rex e ai Carabinieri di Bari per la tutela degli animali esotici. Al centro di questo viaggio, l’intervento forse più toccante dell’intera giornata; quello di Fabio Casasoli, educatore cinofilo, che ha parlato con passione di Ombra, il cane guida che accompagna una giovane con disabilità. Il suo appello alle istituzioni per un sostegno concreto a queste relazioni ha lasciato un segno profondo in tutta la platea.
Per chiudere il cerchio in modo simbolico, la cerimonia è tornata alla sua essenza iniziale premiando i ragazzi delle scuole medie. È stato un momento di grande purezza; i loro progetti sull’ambiente hanno dimostrato che il cambiamento reale passa attraverso lo sguardo pulito delle nuove generazioni, le sole capaci di guardare al mondo senza sovrastrutture. Proprio questo ritorno all’essenziale, celebrato dai più giovani, ci riporta a una verità profonda che attraversa il tempo e la musica.
Forse, infatti, aveva ragione Rino Gaetano quando cantava che, alla fine, resta solo il cane. In questa società così “social” ma drammaticamente isolata, l’animale domestico è diventato, insieme ai nostri ragazzi, l’ultimo baluardo dell’autenticità: quell’essere vivente che, in un silenzio pieno di significato, continua a dirci “ti amo” ogni giorno. È in questo recupero dei legami primordiali che la “Penna d’Oca” trova la sua missione più alta,
ricordare che nessuna connessione digitale potrà mai sostituire il filo invisibile che ci unisce a chi, con responsabilità e amore, decide di non lasciarci mai soli.
Più che una semplice premiazione, l’evento in Campidoglio si è confermato un’occasione di ascolto, capace di dimostrare che la comunicazione, quando nasce
dall’empatia e celebra la semplicità, resta lo strumento più potente per combattere la solitudine e costruire un futuro finalmente più umano.
Theuodros Negussu
